I soldati austro-ungarici di Altamura

20160421_132358Altamura oggi è un comune di oltre settantamila abitanti in provincia di Bari che, negli anni del primo conflitto mondiale, nonostante le centinaia di chilometri che lo separavano dal fronte del Piave e del Carso, visse la Grande Guerra “in prima persona”. Non tanto per i suoi abitanti richiamati alle armi e mandati a combattere una guerra i cui equilibri pochi (o quasi nessuno) capiva, ma perché in una delle sue frazioni, per la precisione a Casal Sabini, venne eretto un campo di prigionia per i soldati del multietnico esercito austro-ungarico catturati dagli Italiani. I primi soldati vi giunsero nel 1916, ed erano quasi tutti appartenenti al 41° Reggimento, fatti prigionieri il 12 agosto 1916 a San Martino del Carso, proprio la stessa cittadina immortalata dai versi struggenti di Giuseppe Ungaretti. I furiosi combattimenti che interessarono San Martino colpirono così tanto il poeta-soldato che nei versi del breve testo poetico traspira tutta la sofferenza e il dolore per i tanti amici caduti: “ma nel cuore nessuna croce manca. È il mio cuore il paese più straziato”. Realizzato dal Genio militare, il campo di prigionia contava una trentina di baracche, adibite a dormitori, mense, latrine, ma anche sale di lettura, un’infermeria ed una farmacia. Con il proseguire del conflitto, nel 1917, nuovi soldati giunsero dopo i combattimenti sostenuti sul Monte Santo, sul Monte Kolbik e sul Monte Cucco.

20160421_152533Quando, però, il flagello della dell’influenza Spagnola colpì l’Europa, unendo al dramma e alle sofferenze della guerra quello di una epidemia mondiale, anche la cittadina di Altamura non venne risparmiata: nel campo di prigionia, complice la presenza di una legione rumena contagiata quasi per intero da tifo esantemico, vi furono a partire dal marzo 1919, e per tutto l’inverno, quasi 500 vittime. I loro resti vennero interrati in un piccolo cimitero poco fuori il campo, rimasto pressoché in stato di abbandono fino al 1935. Da quella data, i resti dei soldati austro-ungarici vennero trasferiti all’interno del locale cimitero cittadino, dove è stata eretta una piccola cappella per dare una degna sepoltura a quei soldati strappati alla loro terra. Inoltre, su proposta della Croce Nera austriaca, l’ente nazionale che si occupa delle sepolture dei soldati di Vienna caduti nel corso del conflitto, sul luogo dove sorgeva il campo di prigionia, è stato posto un monumento a quanti, come si legge nella grande targa di pietra, trovarono la morte all’interno del campo, affinché la loro memoria e il loro ricordo non siano mai dimenticati.

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