I “Piloti dimenticati” rivivono in un libro

piloti dimenticatiQuesta volta torniamo ad occuparci di libri. Abbiamo pertanto fatto alcune domande a Robert Robinson, geometra milanese, autore del saggio Piloti dimenticati. Appassionato di aviazione, per approfondire e soddisfare la sua passione, ha conseguito, quasi prima di ottenere la patente di guida, il brevetto di pilota civile e, in seguito, l’attestato di istruttore di volo ultraleggero. Partendo dall’età pionieristica del volo, con i primi velivoli in legno e tela fino ad arrivare ai giorni nostri con i moderni aviogetti capaci di superare la barriera del suono, questo libro vuole rendere omaggio a quei piloti che su queste macchine hanno combattuto, quei piloti meno conosciuti ma non per questo meno meritevoli. Ci sono stati aviatori famosi, aviatori che con le loro imprese hanno scritto pagine di storia memorabili, che hanno contribuito allo sviluppo dell’aviazione permettendo di arrivare ai mezzi aerei così come li conosciamo noi oggi. Ci sono però personaggi nel campo aeronautico poco conosciuti, a volte dimenticati in qualche pagina ingiallita di vecchi libri, che meritano di essere ricordati anche solo per il fatto che in molti casi sacrificarono la loro vita per l’amore patrio o semplicemente per gli ideali in cui credevano. Questo libro è a loro dedicato.

1. Iniziamo con una domanda di rito: da dove nasce l’idea di scrivere questo libro?

Graf Rosen in getarntem FlugzeugDa ragazzino sono sempre stato affascinato e interessato al settore aeronautico. Da allora, e di anni ne sono passati tanti, ho iniziato a leggere libri, enciclopedie, riviste del settore, approfondendo sempre più la mia conoscenza storica. Nel frattempo, per soddisfare la mia passione, ho conseguito il brevetto di pilota privato e l’attestato di istruttore di volo ultraleggero, attività che proseguo ancora oggi. In tutto questo tempo ho costatato che, nella maggioranza dei casi quando si parla di piloti, ricorrono i “soliti” nomi: Francesco Baracca, il Barone Rosso, Max Immelmann, René Fonck per la Grande Guerra; Erich Hartmann, Hans-Ulrich Rudel, Marseille, Mölders, Galland, Richard Bong, Douglas Bader per il secondo conflitto mondiale. Piloti e combattenti senz’altro eccezionali le cui vicende però sono ormai conosciute, lette e rilette in molti testi e articoli, soprattutto da parte degli appassionati. Meno informazioni ci sono invece riguardo i piloti di altri conflitti, anche di quelli più vicini a noi in ordine cronologico: Falkland, Guerra del Golfo ecc. Da qui scaturiscono il mio interesse e curiosità nei confronti dei piloti, e non solo, di questi “conflitti dimenticati”. Nella bibliografia, a mio avviso, mancava un libro che abbracciasse un arco temporale dagli albori dell’aviazione sino ai nostri giorni e che narrasse la storia di tanti piloti sconosciuti. Così nasce la voglia di approfondire e conoscere queste “storie” raccogliendole e mettendole “nero su bianco”.

2. Tra le forme di lotta l’aeronautica è stata forse l’ultima ad apparire sui campi di battaglia. Ma anche la più cavalleresca, specie nel corso del primo conflitto mondiale. Quale storia di questi “piloti sconosciuti” ti ha più colpito nella Grande Guerra?

bourjadeSicuramente l’aeronautica, soprattutto nel primo conflitto mondiale era animata da spirito cavalleresco (ma anche nel secondo conflitto non mancarono episodi di cavalleria tra piloti). Bisogna infatti ricordare che la maggioranza degli ufficiali che ne fecero parte nel primo periodo della Grande Guerra proveniva dall’arma di cavalleria, allora l’élite delle forze dell’esercito. All’inizio delle ostilità l’aereo non era visto come un’arma ma utilizzato principalmente come ricognitore. La componente dell’equipaggio più importante era infatti l’osservatore, spesso un ufficiale, non il pilota. Quest’ultimo era considerato alla stregua di un “autista” agli ordini dell’osservatore. Questi aerei volavano disarmati e non erano rari i casi in cui equipaggi nemici in ricognizione che si incrociavano in volo, si salutassero e continuassero la loro missione. Solo in seguito furono portati in volo dardi d’acciaio da sganciare sugli aerei nemici cercando così di danneggiare le ali e la struttura fatta in legno e tela degli aerei dell’epoca. Il passo successivo fu l’imbarco di carabine per difesa personale. Da allora lo sviluppo dei sistemi di difesa e offesa fu sempre più rapido portando all’utilizzo delle mitragliatrici sincronizzate che potevano sparare attraverso il disco dell’elica. Tra i piloti del primo conflitto mondiale descritti nel testo, la storia di Léon Bourjade è quella che più mi ha affascinato. Nonostante facesse parte di una congregazione religiosa, allo scoppio della guerra fu chiamato a prestare servizio militare. Chiese e ottenne il trasferimento all’arma aeronautica e, nel corso della sua carriera, divenne un “asso”. Il suo principale “bottino” furono i palloni frenati da osservazione, i cosiddetti Draken che, nonostante fossero bersagli fissi, erano non meno difficili da abbattere di un aereo poiché erano obiettivi importanti e quindi ben difesi dall’artiglieria antiaerea. Bourjade sopravvisse alla guerra e nonostante la sua esperienza di pilota fosse richiesta da numerosi costruttori aeronautici in qualità di collaudatore, preferì seguire la vacazione ecclesiastica diventando missionario in Nuova Guinea dove morirà, all’età di trentacinque anni, dopo aver contratto la malaria.

3. E negli altri conflitti invece? Cosa c’è ancora da scrivere e raccontare di questi piloti?

gustav von rosenIn epoca più vicina a noi una figura affascinante di pilota è rappresentata dal conte Gustav von Rosen. La passione per gli aerei lo porterà, a partire dall’inizio degli anni Trenta, in Etiopia a volare per la Croce Rossa in aiuto alle popolazioni coinvolte nel conflitto coloniale contro l’Italia mussoliniana (1935), nel 1939 a combattere a fianco dei Finlandesi contro le forze russe nella “guerra d’Inverno”, in seguito pilota civile sulle pericolose rotte europee e internazionali durante il secondo conflitto mondiale, istruttore di volo per la neonata aviazione etiope fino al ruolo di mercenario in aiuto alla popolazione del Biafra impegnata nel conflitto del 1969 con la Nigeria. Questo suo amore per l’Africa e per le popolazioni in difficoltà lo porterà a sacrificare la sua vita durante una missione di volo umanitaria. Questo è solo una delle storie di “piloti dimenticati” descritte nel libro. Nonostante le numerose storie e figure trattate, questa pubblicazione non ha comunque la pretesa di essere un’enciclopedia ma uno spunto per successivi approfondimenti di argomenti poco conosciuti.

4. Quindi un libro più sulle storie di tanti eroi sconosciuti piuttosto che di battaglie e strategie. Non è così?

Sicuramente il libro è incentrato sulla storia di questi “eroi sconosciuti”. Ovviamente, nel descrivere le loro gesta, è d’obbligo anche parlare delle guerre cui hanno preso parte per inquadrare il contesto storico nel quale si sono trovati ad operare. Credo infatti che sia importante, nonché interessante, conoscere lo svolgersi di guerre spesso sconosciute ai più. La “guerra del Calcio”, la “guerra del Khalkhin Gol” o le varie guerre coloniali che si sono susseguite nel corso del XX secolo, anche se a noi cronologicamente vicine, sono poco trattate dalla bibliografia e pertanto poco note. Questo libro si inserisce quindi nel contesto storico che abbraccia le vicende del più pesante dell’aria dal suo esordio operativo fino ai nostri giorni.

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