I treni non esplodono: il libro inchiesta sulla tragedia di Viareggio

I treni non esplodonoTorniamo a parlare di libri. E lo facciamo parlando di un treno. E di oltre trenta morti in una calda estate del giugno 2009. E’ la tragedia di Viareggio quella raccontata nel libro-inchiesta I treni non esplodono, scritto a quattro mani da Federico Di Vita, romano di nascita e da Ilaria Giannini, originaria di Pietrasanta. Due giovani autori, entrambi classe 1982, che hanno dato voce a chi quella notte ha vissuto il dramma in prima persona: soccorritori, gente comune, giornalisti e cineoperatori, feriti. Ma anche le famiglie di chi quella notte non sopravvisse alla drammatica esplosione di un vagone contenente GPL.

1. Il 29 giugno 2009 un treno, il merci 50325, deragliava mentre sopraggiungeva presso la stazione di Viareggio. Era notte fonda e gli abitanti dormivano. Ma la cittadina venne svegliata dalla forte esplosione che seguì all’incidente ferroviario: un vagone, una cisterna che conteneva GPL, esplose in una palla di fuoco che inghiottì tutto quanto si trovava sul suo cammino. Oltre trenta morti e decine di feriti: una tragedia evitabile?

Molti dettagli lasciano pensare che la tragedia del 29 giugno potesse essere evitata. Sostanzialmente è impossibile rispondere in modo sintetico a questa domanda, in ogni caso a determinare il deragliamento e il conseguente incidente hanno concorso una serie articolatissima di circostanze, diverse delle quali oggetto del processo attualmente in corso al Tribunale di Lucca. A partire dall’apparentemente non corretta revisione dell’assile del treno che si è spezzato causando il deragliamento, fino alla mancata rimozione dei picchetti di regolazione della curva (uno dei quali potrebbe aver perforato la cisterna, ma a stabilire se sia andata effettivamente così saranno i giudici, anche se le ricostruzioni balistiche sembrano indicarli come la causa più probabile dello squarcio), senza dimenticare la mancata installazione tra Via Ponchielli, la strada distrutta dall’esplosione, e i binari della ferrovia di una barriera anti-rumore, richiesta con una petizione dagli stessi abitanti della strada, barriera che, se costruita, avrebbe fortemente contenuto la dispersione del GPL, un gas pesante, che rimane basso. Dunque, forse, anche senza aspettare la fine del processo si può azzardare che sì, le cose sarebbero potute andare diversamente.

2. Nel reperire il materiale per la stesura di questo volume, avrete senza dubbio incontrato chi, quella notte, c’era: soccorsi del 118, vigili del fuoco, forze dell’ordine. E poi i parenti e i sopravvissuti. Un libro per ricordare, quindi. Non è così?

Il libro è fatto esclusivamente delle storie di chi quella notte è stato lì. Delle testimonianze di prima mano. Ci interessava dar voce (una voce che è stata sottratta dai mezzi di informazione, che hanno parlato tutto sommato pochissimo di quella che è stata la più grande tragedia ferroviaria europea, e non per caso il processo è stato tutt’altro che spettacolarizzato, per una scelta che ci pare eloquente non sono ammesse telecamere e registratori) ai tanti a cui è stata tolta. Dunque sì, abbiamo parlato con vittime, ustionati, parenti accorsi un attimo dopo, semplici passanti, soccorritori, cameraman, operatori della Croce Verde, conducenti delle ambulanze, ferrovieri e via dicendo, e il libro è un racconto corale fatto dall’insieme delle loro storie, che in un contesto di dimensioni contenute come Viareggio finiscono inevitabilmente per rispondersi, richiamandosi l’un l’altra.

3. Dopo la tragedia e il disastro, le indagini, le inchieste, i processi e i rinvii a giudizio. Si arriverà almeno questa volta a identificare un responsabile certo? E’ possibile individuare un soggetto, sia esso una persona fisica piuttosto che un ente, direttamente responsabile per quelle morti?

Gli imputati sono 33. Entro quest’anno è atteso il giudizio di primo grado. Ma sono già passati sette anni dalla strage di Viareggio e il processo non è ancora arrivato neppure a tagliare il traguardo del primo grado. Per fare un paragone nel caso del naufragio della Concordia, che è avvenuto tre anni dopo, abbiamo appena assistito alla sentenza di appello, cioè di secondo grado. Un altro esempio: per il rogo della Thyssen in nove anni si è giunti alla sentenza definitiva, quella di terzo grado. Sulla questione delle responsabilità non dobbiamo certo rispondere noi, devono farlo i giudici. Speriamo che si sbrighino, perché il rischio non è tanto che non si riescano a ricostruire le responsabilità, quanto che nel frattempo i vari capi di imputazione cadano in prescrizione, entro la fine di quest’anno per esempio sarà prescritto il reato di incendio colposo.

4. Già un mese dopo la tragedia, se le istituzioni dello Stato iniziavano ad essere assenti, così non fu per la popolazione, con cortei, manifestazioni e commemorazioni per le vittime. Quanto è viva ancora quella dolorosa notte nella mente e nella memoria dei Viareggini?

Viareggio ha reagito con forza alla strage. All’indomani del 29 giugno sono nate due associazioni, di una fanno parte i familiari delle vittime, si chiama Il mondo che vorrei, mentre un’altra, l’Assemblea 29 giugno, rappresenta la popolazione cittadina che intende combattere affinché sia fatta giustizia e, allo stesso tempo, per imporre all’attenzione generale il tema della sicurezza ferroviaria, aspetto che come dimostrato dalla stessa strage è stato negli anni sempre più trascurato.

 

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