Volare nei cieli d’Italia: la storia di Pietro Calistri

Capitano-Pietro-CalistriAbbiamo raccontato la storia del Tenente Giovanni Battista Boscutti, giovane pilota dell’Aeronautica Repubblicana abbattuto l’11 marzo 1944 mentre affrontava una squadriglia di bombardieri americani diretti verso Padova. Oggi parliamo di Pietro Calistri, Eroe di guerra, pluridecorato al Valor Militare, Capitano prima della Regia Aeronautica e, dopo il dramma dell’armistizio dell’8 settembre 1943, dell’Aeronautica Nazionale Repubblicana. Originario di Verona, dove era nato nel 1914, decise di entrare nell’Arma Azzurra il 5 settembre 1935 quale Ufficiale Pilota di Complemento: le ali dorate del brevetto di volo come pilota militare le ottenne il 25 luglio 1936, venendo promosso al grado di Sottotenente presso il 1° Stormo Caccia. Con la partecipazione dell’Italia alla guerra di Spagna, prese parte alle operazioni belliche, al termine delle quali, passò in servizio permanente effettivo e, il 21 marzo 1939, ottenne la promozione a Tenente. Lo scoppio del secondo conflitto mondiale, e l’entrata in guerra dell’Italia, lo vide prestare servizio presso la 72a Squadriglia del 21° Gruppo, con la quale iniziò la sua attività di guerra nel Mar Mediterraneo e nei cieli sopra Malta. Il 17 giugno 1940, dopo una settimana dall’entrata in guerra, ottenne la sua prima vittoria aerea.

1479777084Il 14 gennaio 1941, prendendo parte alle operazioni in Africa Settentrionale, ricevette la promozione a Capitano, riuscendo ad ottenere la sua seconda vittoria aerea. In questi primi anni di guerra, si guadagnò l’ammirazione dei colleghi e dei suoi diretti superiori, venendo insignito di due Medaglie d’Argento al Valor Militare. In esse, traspare tutto il coraggio del Capitano Calistri. “In lunghe navigazioni e crociere, compiute su velivolo monomotore terrestre, su mare aperto, confermava qualità di ottimo ardito pilota. In due brillanti combattimenti, rapidamente conclusi con l’abbattimento dell’avversario, dava prova di alta capacità professionale, aggressività di cacciatore, cosciente sprezzo del pericolo in ogni contingenza. Cielo di Malta, 11 giugno-31 luglio 1940”. Il secondo conferimento, invece, riguardava la sua eccezionale capacità di comando in Africa Settentrionale: “Comandante di squadriglia da caccia di eccezionale perizia ed ardimento, in aspri combattimenti, in mitragliamenti di mezzi meccanizzati nemici, ed in lunghi voli di ricognizione, guidava il reparto al conseguimento di brillantissime vittorie, confermando elevate qualità di combattente valoroso e di cacciatore audace. Cielo del Mediterraneo e dell’Africa settentrionale, agosto 1940-febbraio 1941”.

Prese successivamente parte alla battaglia aeronavale di Mezzo Giugno, dove ricevette una terza onorificenza al Valor Militare, questa volta di bronzo, conferita direttamente sul campo: “Partecipava, quale comandante di una squadriglia da caccia, alla luminosa vittoria dell’ala d’Italia nei giorni 14-15 giugno 1942 nel Mediterraneo. Di scorta ad una nostra formazione navale, impegnata in aspro combattimento con numerose unità nemiche, guidava con abilità ed ardimento i propri gregari, assicurando il predominio del cielo della battaglia alla nostra aviazione e sventando le insidie della caccia nemica. Cielo del Mediterraneo, 14-15 giugno 1942”. Il 1° luglio 1943, però, rimase gravemente ferito ad una gamba durante un combattimento aereo e collocato a riposo due settimane più tardi. L’armistizio dell’8 settembre 1943 lo colse a Padova: dopo un iniziale sbandamento, aderì alla Repubblica Sociale, prendendo il comando della 3a Squadriglia del celebre 1° Gruppo Caccia Asso di Bastoni, comandato dalla Medaglia d’Oro al Valor Militare Adriano Visconti, comandandola fino al febbraio 1944, prima di essere costretto a lasciare l’incarico per motivi di salute. Destinato ad una postazione radar italo-tedesca, il Capitano Pietro Calistri il 28 aprile 1945 venne scambiato per il pilota personale di Benito Mussolini e fucilato sul Lago di Como a Dongo, assieme ad altri gerarchi fascisti. Il suo corpo, gettato in una fossa comune, fu in seguito recuperato e riconosciuto dalla madre, proprio grazie alla protesi alla rotula conseguente al suo ferimento in battaglia. I suoi resti, oggi, riposano dignitosamente presso il cimitero di San Martino al Cimino.

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