A vele spiegate

Pochi sono coloro che lasciano il segno nella storia e nella memoria. Tra questi, un posto “in prima fila” lo merito senza dubbio Agostino Straulino, Ammiraglio della Marina Militare Italiana, già decorato al Valor Militare nel corso del secondo conflitto mondiale per le sue azioni con i mezzi d’assalto sotto le insegne della Decima MAS, e nel dopoguerra campione della vela italiana, con all’attivo ben quindici titoli conquistati tra Olimpiadi, Campionati Mondiali ed Europei. Una vita ricca di soddisfazioni, quella dell’Ammiraglio Straulino. Originario di Lussimpiccolo, oggi in Croazia, dove era nato nel 1914, dopo aver frequentato i corsi normali presso l’Accademia Navale di Livorno, entrò a far parte degli assaltatori del Gruppo Gamma, compiendo numerose azioni con i mezzi d’assalto, meritandosi la Medaglia d’Argento al Valor Militare sul Campo: “Comandante di una spedizione di mezzi d’assalto attaccava con pieno successo operativo un piroscafo alla fonda in una munitissima rada avversaria superando le notevoli difficoltà presentate dalle energiche misure difensive del nemico. Mediterraneo Occidentale, 14 luglio 1942-2 ottobre 1942”. Continuò a combattere per tutta la durata della guerra, raggiungendo, infine, il grado di Contrammiraglio e ricevendo, a conflitto ormai concluso, una seconda onorificenza al Valor Militare, questa volta di Bronzo. Era il 1951 quando gli venne appuntata sul petto la medaglia, riconoscimento conferitogli anche per il grave incidente occorsogli nel Golfo di Taranto: mentre era intento a sminare le acque, un ordigno gli esplose vicino, rendendolo quasi cieco.  La motivazione, che ricalca la precedente, recita: “Volontario nei reparti d’assalto della Marina Militare, partecipava al forzamento di munita base avversaria, organizzando e dirigendo l’impresa che, malgrado la strettissima sorveglianza nemica, portava all’affondamento di un piroscafo alla fonda in rada. Esempio di capacità, sereno ardimento e determinato coraggio. Acque di Gibilterra, notte sul 15 settembre 1942”.

Nave Scuola Amerigo VespucciMa oltre ai suoi eccellenti risultati conseguiti nella vela, l’Ammiraglio Straulino è ricordato anche per un celebre fatto, avvenuto nel 1965. A partire dall’anno precedente, e precisamente dal 21 novembre 1964, assunse il comando della Nave Scuola Amerigo Vespucci, dove gli allievi della Prima Classe dell’Accademia ancora oggi ricevono il loro “battesimo” in mare. Racconta Giancarlo Basile, che ebbe l’onore di servire al suo comando: “Soffiava una forte e gelida tramontana che credo sfiorasse i trenta nodi. Mentre pensavo a cosa mai il Comandante volesse fare con quell’ancora, di colpo mi si accese il lampadino: ma certo, con quel vento che spirava dritto in poppa in uscita dal Mar Piccolo, Agostino Straulino non poteva lasciarsi sfuggire l’occasione di attraversare il canale navigabile a vele spiegate!”. Continua così il suo racconto, di quella memorabile giornata:Venne battuto il posto di manovra alla vela. In men che non si dica i gabbieri salirono a riva su per le griselle del trinchetto e mollarono i gerli di tutte le vele, dal controvelaccino al trevo. La nave era così pronta a essere invelata all’ordine e si presentava perfettamente allineata col canale navigabile”. Ed infine quel passaggio memorabile: “ecco che il ponte cominciò ad aprirsi. In quel preciso momento il Comandante ordinò di mollare gli imbrogli e cazzare le scotte delle vele del trinchetto, che furono bordate tutte insieme in non più di quindici secondi, con i pennoni in croce. Contemporaneamente vennero alzate quattro bandiere del codice internazionale dei segnali che vogliono dire “Ho le macchine in avaria”. E sì, perché il transito a vela per il canale navigabile è vietato anche a un dinghy, figuriamoci al Vespucci. Con la tramontana che soffiava forte non ci volle molto perché la nave si abbrivasse fino a otto nodi. Con nostra meraviglia, appena il ponte fu aperto completamente, dal castello arrivò a lampi di luce il messaggio: accelerate la vostra manovra! Può darsi che fosse uno scherzo, ma Straulino andò su tutte le furie… Non passarono più di cinque minuti ed eravamo nel canale navigabile, con i pennoni più bassi che sovrastavano le due strade gremite di gente festante, tutte le vele del trinchetto piene da scoppiare, i baffi sotto i masconi: doveva essere uno spettacolo fantastico il Vespucci visto da terra”.

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