Il sacrario militare della Certosa di Bologna

Sacrario Militare di Bologna (1)Terminata la Prima Guerra Mondiale, ogni città italiana sentì il dovere di raccogliere, all’interno di sacrari appositamente eretti, i corpi dei propri concittadini andati a combattere sul Carso, sull’Isonzo e sul Piave. Anche la città di Bologna si mosse in questo senso, designando, all’interno del Cimitero Monumentale della Certosa, un’area adibita a questo scopo, edificando, nel Chiostro VI, un sacrario che custodisse i resti di quanti non tornarono alle proprie case. Inizialmente, il ricordo Sacrario Militare di Bologna (10)venne affidato a 64 lapidi riportanti i nomi dei caduti bolognesi e poste all’interno delle chiese di Santo Stefano; alla fine degli Anni Venti, su progetto degli Architetti Filippo Buriani e Arturo Carpi, venne iniziata la costruzione di quello che sarà l’attuale sacrario. Inaugurato il 4 novembre 1933, nel quindicesimo anniversario della vittoria italiana nel primo conflitto mondiale, custodisce i resti di 2906 caduti italiani e 140 soldati austro-ungarici, disposti in locali.

Sacrario Militare di Bologna (7)Al sacrario, pensato come una cripta, si accede mediante due scalinate, dove ai lati due imponenti statue di soldati, montano idealmente la guardia ai commilitoni caduti. Una volta all’interno, la cripta-sacrario ricorda per certi versi il sacrario di Oslavia, nei pressi di Gorizia: entrambi di forma circolare, nelle pareti in alto sono riportati i nomi delle principali battaglie che hanno visto coinvolte le Forze Armate Italiane, mentre tutto intorno le pareti sono disposti i loculi con le generalità del militare caduto. Al centro delle due stanze circolari, due grandi lampade votive, sempre accese, illuminano con una luce soffusa l’interno. Completano l’intera opera un altare di marmo per le celebrazioni religiose e due grandi lapidi di marmo, dove sono riportate la dichiarazione del Re Vittorio Emanuele III del 24 maggio 1915, al momento dell’entrata in guerra, e il celebre Bollettino della Vittoria, del 4 novembre 1918, diffuso per radio dal Generale Armando Diaz.

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