Marie Curie, una vita per la fisica e la chimica

Marie Curie1Una vita passata e spesa per la scienza e per la fisica. Assieme al marito, Pierre Curie, fisico francese, Maria Sklodowska, nata a Varsavia il 7 novembre 1857, divenne la prima donna a vincere due Premi Nobel, in due aree distinte: nel 1903 per la fisica, assieme al marito e ad Henri Becquerel, per i suoi studi sulle radiazioni, e nel 1911 per la chimica, per aver scoperto due nuovi elementi, il radio e il polonio. Una vita veramente spesa per la conoscenza, la sua. Cresciuta nella Polonia facente parte dell’Impero Russo, dove alle donne era vietato l’ingresso alle università, decise di trasferirsi a Parigi, città in cui si iscrisse alla Sorbona, laureandosi in fisica e matematica. Ma è il mondo ancora inesplorato degli atomi e della radioattività ad attirare la sua attenzione, ad “affamare” la sua voglia di conoscenza e di sapere. Ed è proprio durante gli anni alla Sorbona, che la sua vita si incrocia con quella di Pierre Curie, fisico e matematico che nello stesso periodo stava conducendo degli studi sulla piezoelettricità. Prima nacque una solida amicizia, fatta di aiuti reciproci e interessi comuni; in seguito, l’amore, tanto che si sposarono nel 1895.

Marie e Pierre CurieIntanto, gli studi sulle sostanze radioattive continuavano. Concentrandosi sulla pechblenda, un minerale radioattivo, fonte principale di estrazione dell’uranio, i due coniugi notarono che in alcune sue concentrazioni era presente una maggior dose di radioattività, cosa improbabile se fosse stato costituito da solo uranio: Maria e Pierre ipotizzarono così che, all’interno del minerale, fossero presenti altri elementi chimici, ancora sconosciuti. Le analisi proseguirono: gli studi che ne derivarono, utilizzati dalla stessa Maria per la sua tesi di dottorato, portarono alla scoperta del polonio, chiamato così in onore della sua terra natia, e del radio. Grazie alla scoperta del polonio, poi, nel 1932 James Chadwick utilizzò il raggio alfa emesso dall’elemento chimico per scoprire una particella fondamentale dell’atomo: il neutrone. Ma è il 28 marzo 1902 il giorno della svolta. Nei suoi appunti, Maria appunta: RA = 225,93. Peso di un atomo di radio. Da allora, nei circoli scientifici, così come alla Sorbona, non si parlò d’altro. Ma c’è di più: l’amore per la scienza di Maria fece si che non depositasse il brevetto per l’isolamento del radio, regalandolo di fatto alla comunità scientifica affinché potesse studiarlo senza alcuna limitazione.

Ma il 19 aprile 1906 avvenne la tragedia: il marito Pierre, mentre si trovava a Parigi, venne travolto e ucciso da una carrozza. La Sorbona, in segno di riconoscenza per gli studi compiuti dai due coniugi, decise di affidare la cattedra di fisica generale, già appartenuta al marito, alla vedova Maria. Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Marie Curie partì per il fronte come radiologa, prestando assistenza ai militari feriti, potendo così fornire una prima diagnosi sulle ferite riportate. Negli ultimi della sua vita, Maria venne colpita da una grave forma di anemia aplastica, malattia certamente dovuta al contatto prolungato con le sostanze radioattive. Morì il 4 luglio 1934, a Passy, in Alta Savoia: ancora oggi, i suoi taccuini e i suoi appunti sono conservati in appositi contenitori al piombo, a causa dell’alta dose di radiazioni che ancora emanano.

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