I segreti di Bologna

I segreti di BolognaOggi torniamo a parlare di libri, scambiando quattro parole con Valerio Cutonilli, avvocato e giornalista, coautore, assieme al Giudice Rosario Priore, già titolare dell’inchiesta sulla strage di Ustica del 27 giugno 1980, del volume I segreti di Bologna (Ed. Chiarelettere), incentrato sull’altra grande strage di quella drammatica estate 1980: la bomba che esplose il 2 agosto alla stazione di Bologna. Quella drammatica mattina di agosto, una bomba ad altissimo potenziale esplose nella sala d’aspetto dello scalo ferroviario, seminando morte e distruzione tra comuni cittadini in partenza per le vacanze estive, lavoratori pendolari e personale delle Ferrovie italiane. I morti furono 85 e i feriti oltre duecento, in quello che è stato il più grave attentato terroristico compiuto fino ad oggi dalla fine del secondo conflitto mondiale. E, sebbene sia l’unica strage ad avere tre condanne per chi ha materialmente messo l’ordigno, molte le domande ancora aperte: innanzitutto su chi fossero i mandanti e, cosa non secondaria, se i veri colpevoli condannati all’ergastolo per strage (tre esponenti dei NAR, Nuclei Armati Rivoluzionari) siano effettivamente tali. Negli anni, infatti, hanno cominciato a prendere corpo altri filoni di indagine e altre piste, tra cui quella internazionale, che lega la bomba di Bologna con più delicati equilibri tra Est e Ovest, tra terrorismo palestinese e Unione Sovietica, tra NATO e KGB. Abbiamo, così, provato a chiedere qualcosa in merito ad uno dei due autori, Valerio Cutonilli.

Strage di Bologna1. Il 2 agosto 1980 segna una data tragica per la storia d’Italia. Nella sala di aspetto della Stazione Centrale di Bologna, una bomba ad altissimo potenziale uccise più di 80 persone, ferendone oltre 200. Una strage strana, in un momento in cui la politica nazionale (e internazionale) non avevano più bisogno di “scossoni”, dove non vi era più il bisogno di svolte autoritarie o comunque in un momento in cui l’avanzata delle sinistre non faceva più paura. Allora, e sappiamo che è difficile rispondere, perché scoppiò quella bomba?

Le sentenze di certo non lo spiegano. Si lamenta spesso il fatto che non sono stati individuati i mandanti. In realtà il grande assente nella ricostruzione giudiziaria è il movente, come ammise esplicitamente il Giudice Istruttore di Bologna Vito Zincani all’atto conclusivo dell’inchiesta nel 1986. Nel libro proviamo a spiegare l’assenza del movente.

2. Quella del 1980 fu un’estate alquanto calda. Non solo Bologna ma anche Ustica: oltre 160 morti in poco meno di due mesi. Può esserci un collegamento tra i due fatti? Un avvertimento non arrivato (Ustica) e, quindi, da riproporre con maggior durezza (Bologna)? O due fatti scollegati completamente l’uno dall’altro?

Strage di BolognaA nostro avviso non esiste una connessione diretta, come taluni hanno ipotizzato. Il Giudice Priore, titolare dell’inchiesta su Ustica, ha posto in relazione l’inabissamento del DC9 a uno scenario di guerra aerea. Non ha creduto alla tesi della bomba a bordo. È vero però un fatto. Nell’estate del 1980 c’è un conflitto non dichiarato tra Est e Ovest che si riversa proprio nello scacchiere mediterraneo. L’azione delle potenze occidentali posta in essere durante la notte di Ustica, da una parte, l’azione ritorsiva contro l’Italia programmata dal gruppo filosovietico dell’FPLP (Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina) e affidata a Carlos Lo Sciacallo, dall’altra, rappresentano due momenti opposti di un più ampio stato di tensione.

3. A livello internazionale, resteranno le parole di Dom Mintoff, premier maltese, la stessa mattina del 2 agosto 1980. Quel giorno, infatti, veniva firmato un accordo più o meno segreto tra l’Italia e la piccola isola di Malta, per metterla a riparo da possibili azioni libiche. E in questo caso, le parole di Mintoff (“È stato quello là”, riferendosi a Gheddafi) pesano come una vera e propria accusa. Quanto ci può essere di vero?

Strage di BolognaL’Italia firmò il trattato militare con Malta, ritagliandosi il ruolo inusuale del gendarme, per impedire ai Sovietici di utilizzare un’isola di elevata rilevanza geostrategica. Questo è il senso dell’accordo del 2 agosto 1980, firmato all’insaputa della opinione pubblica e taciuto dopo l’esplosione di Bologna. Il nostro paese venne chiamato, in segreto, a proteggere il fianco sud della Nato per fare fronte a quella che il ministro della difesa dell’epoca Lelio Lagorio chiamò “minaccia da accerchiamento”.

4. Le indagini si sono rivolte anche “oltrecortina” per cercare una possibile risposta a quegli oltre 80 morti in quel 2 agosto 1980. Verità ancora tenute nascoste nel celeberrimo “Archivio Mitrokhin”?

Le verità non sono nascoste negli archivi, che però contengono spesso piccoli ma significativi elementi.  In quelli della Germania Est, per esempio, risulta l’affiliazione nel gruppo Carlos di Thomas Kram, il terrorista tedesco presente a Bologna il giorno dell’esplosione. Due precisazioni. Uno: la presenza di Kram è stata tenuta nascosta per 25 anni. Due: Kram si registrò in albergo con la propria patente. Non usò documenti falsi. Chiediamoci perchè.

5. Infine una domanda quasi di rito. Cosa ti ha spinto, assieme al Giudice Rosario Priore, a scrivere questo libro? Sei stato anche l’autore di Strage all’italiana, libro-intervista sempre su Bologna e gli intrighi e i depistaggi a livello internazionale. Quanto del “vecchio libro” troviamo nel “nuovo”?

Il vecchio libro era dedicato al processo contro i NAR. Questo riguarda la ricerca dei veri responsabili dell’esplosione di Bologna.  Abbiamo deciso di scrivere questo libro perché siamo convinti che i segreti del 2 agosto 1980 non siano impenetrabili come ritiene qualcuno.

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