La battaglia di Ia Drang

cavalleria-dellariaFino ad allora, i soldati americani non avevano mai affrontato le truppe regolari vietnamite in una vera e propria battaglia. Da quando, infatti, la politica americana aveva deciso un più energico e massiccio coinvolgimento degli Stati Uniti nella ex colonia francese, gli scontri si erano limitati ad imboscate, attacchi e contrattacchi a pattuglie da ricognizione e assalti contro campi militari e di addestramento delle forze del Vietnam del Sud. A partire del 1965, però, si assistette ad una vera e propria escalation del conflitto, cosa che obbligò il Generale William Westmoreland a richiedere un massiccio invio di uomini e mezzi per combattere i soldati del Governo di Hanoi: il Presidente Lyndon Johnson, in un caloroso ed energico discorso alla Nazione, approvò i piani, intenzionato a frenare l’espansionismo comunista nella penisola indocinese. Fu così disposto l’immediato invio di una nuova divisione americana, sperimentale, creata proprio per combattere un nemico elusivo, che faceva della guerriglia e delle imboscate le sue tattiche principali: la 1a Divisione di Cavalleria Aerea, equipaggiata con elicotteri UH-1 Huey, con i quali sarebbe scesa in pieno territorio ostile e, mantenendo il contatto con l’avversario, avrebbe impedito la sua ritirata. Eventualmente, grazie agli elicotteri da trasporto CH-47 Chinook, la Cavalleria dell’Aria avrebbe potuto schierare anche pezzi d’artiglieria.

cavalleria-dellaria1I primi scontri che la 1a Divisione ebbe ad affrontare seguirono due attacchi condotti dai Nordvietnamiti tra la  metà di luglio e agosto 1965, contro il campo delle forze speciali sudvietnamite di Duc Co, e quello del 19 ottobre, quando elementi del 33° Reggimento dell’esercito regolare del Vietnam del Nord attaccarono il campo di Pleime. Gli uomini del Tenente Colonnello John Stockton iniziarono a compiere sortite in territorio nemico, dando inizio a operazioni di ricerca e distruzione di avamposti e reparti nemici: tra l’1 e il 9 novembre 1965, furono condotti diverse incursioni che causarono tra le file americane una quindicina di caduti e qualche centinaio di feriti, mentre i Nordvietnamiti, spiazzati da questo nuovo tipo di guerra condotto dagli Stati Uniti, con i soldati che piombavano in territorio ostile dagli elicotteri, lamentarono un numero maggiore di perdite (oltre duecento morti e quasi ottanta prigionieri). Fu grazie a questi primi successi delle unità del Tenente Colonnello Stockton, che il Generale Westmoreland, per il successivo 14 novembre, mise a punto un’azione ancora più audace: penetrare nella quasi inaccessibile e ostile valle di Ia Drang. Appartenenti al 1° Battaglione del 7° Reggimento Cavalleria, erano comandati dall’energico Tenente Colonnello Harold Moore, reso celebre al cinema dal volto di Mel Gibson in We were soldiers.

soldati-vietnamiti-a-ia-drangL’operazione ebbe inizio alle 10.45 del 14 novembre: nella zona d’atterraggio, denominata in codice X-Ray Landing, giunse la prima aliquota, la Compagnia Bravo, comandata dal Capitano John Herren, guidati sul campo dallo stesso Tenente Colonnello Moore. La sua controparte era rappresentata dal Generale Nguen Huu An, che già si distinse quasi dieci anni prima contro i Francesi, nel 1954, nella battaglia di Dien Bien Puh, che segnò di fatto la fine dell’egemonia di Parigi nell’Indocina. La battaglia iniziò poco prima delle ore 13.00, alle 12.45, quando gli uomini del Capitano Herren stavano predisponendo le difese attorno alla zona d’atterraggio: subito gli scontri furono violenti, per entrambe le parti, con assalti ravvicinati e attacchi furiosi; un plotone americano, inoltre, trovatosi allo scoperto, rimase isolato sulla cresta di una collina: dovette combattere ininterrottamente per non venire distrutto prima di essere raggiunto dal resto del suo reparto. Altre due Compagnie, la Alpha (Capitano Ramon Nadal) e la Charlie (Capitano Robert Edwards), si posizionarono nel letto di un torrente in secca, fornendo un valido muro contro le ondate di fanteria nemica. I combattimenti si protrassero quasi ininterrotti per tutto il 14 novembre, con continui tentativi di sfondare l’accerchiamento nemico e liberare il plotone isolato. Intanto, i rinforzi sopraggiunti davano al Tenente Colonnello Moore la possibilità di schierare nuove truppe più fresche: al tempo stesso, però, anche il Generale Nguen An stava predisponendo nuovi attacchi con i rincalzi sopraggiunti.

battle-of-ia-drangIl 15 novembre la situazione per le forze americane peggiorò: numerosi e continui attacchi nemici inflissero perdite ingenti alla Cavalleria dell’Aria e soltanto l’intervento di oltre trecento missioni aeree, condotte da elicotteri ed aerei, permisero di reggere l’urto nordvietnamita. La Compagnia Charlie, forte di un centinaio di uomini, fu quasi del tutto decimata e alla fine della giornata solo una quarantina di soldati era ancora in grado di combattere. Quando, il giorno successivo, fu completato il dispiegamento delle forze americane, che adesso ammontavano a circa mille uomini, fu possibile liberare il plotone accerchiato, ridotto ormai a poche decine di uomini: tra questi, il Sergente Ernie Savage, che guidò nella strenua resistenza i suoi commilitoni, dopo il ferimento dell’ufficiale comandante. I soldati del Generale Nguen An tentarono un ultimo assalto alle posizioni statunitensi: l’intero settore, però, era stato rinforzato dal Tenente Colonnello Moore e l’attacco risultò disastroso, per numero di perdite tra i Nordvietnamiti. Anzi, furono gli Americani che passarono al contrattacco, scatenando un immenso fuoco e costringendo l’avversario a lasciare e abbandonare le sue posizioni. Soltanto il pomeriggio del 16 novembre 1965 gli scontri ebbero termine, con gli uomini del Tenente Colonnello Moore padroni del campo. I Nordvietnamiti fecero tesoro di questa sconfitta e, nelle parole dello scrittore Luciano Canfora, proseguirono a lottare “nella ricerca testarda, ostinata, eroica, della liberazione nazionale”.

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