La guerra fredda al cinema

corea-in-fiammeIl primo ad utilizzare il termine guerra fredda fu lo scrittore statunitense George Orwell, l’autore di 1984 e La fattoria degli animali, con cui preconizzava l’egemonia delle due superpotenze, Stati Uniti e Unione Sovietica, le quali, non potendo annientarsi a vicenda, avrebbero finito per soggiogare tutte le altre nazioni. Poi, fu la volta, nel 1947, del giornalista Walter Lippmann che descrisse, tra i primi, la Airdate: Saturday, November 4 (8-10:30 p.m. ET)tensione crescente tra i due ex alleati vincitori del secondo conflitto mondiale. E di quella guerra non guerreggiata direttamente parliamo oggi e, in particolare, della sua trasposizione sul grande schermo. Come già fatto per i film dedicati alla Grande Guerra, non pretendiamo di accontentare tutti quanti, soprattutto se ci dimentichiamo qualche film. Pertanto, partiamo con quelle pellicole che, secondo noi, hanno meglio rappresentato la scena internazionale almeno fino al 1991, anno della dissoluzione dell’Unione Sovietica. A onor del vero, già nel 1951 la cinematografia tentò di esplorare l’universo della guerra fredda: ci pensò Samuel Fueller che diresse Corea in fiamme, film crudo sul conflitto che, per certi versi, anticipò l’intervento americano in Vietnam.

uParticolare il filone dedicato alla guerra sottomarina, che rappresenta forse meglio di tutti la tensione sempre presente di un possibile conflitto combattuto con armi nucleari. Celebre, primo fra tutti, Caccia a Ottobre Rosso, del 1990 e diretto da John McTiernan, interpreatato magistralmente da Sean Connery, dove il comandante del sommergibile fiore all’occhiello della marina sovietica, defeziona negli Stati Uniti con un ristretto cerchio di fedeli ufficiali. Harrison Ford e Liam Neeson, poi, hanno fatto rivivere il dramma, reale, del K-19 (2002, regia di Kathryn Bigelow), sottomarino atomico della Classe Hotel che, a causa di una grave avaria al reattore nucleare di bordo, uccise e contaminò decine di uomini dell’equipaggio. Dal punto di vista americano, invece, abbiamo Allarme Rosso, per la regia di Tony Scott (1995), dove un anziano ufficiale, Gene Hackman, si scontra con il suo sottoposto, Denzel Washington, mettendo in luce la fallacità della catena di comando e di quanto potesse essere relativamente facile, per un comandante di un sommergibile statunitense, armare e lanciare i missili nucleari.

apollo-13Avvincente le pellicole dedicate alla corsa allo spazio. Se, infatti, recente è il film russo Gagarin. Primo nello spazio, diretto da Pavel Parkhomenko, con Yaroslav Zhalnin nei panni del giovane cosmonauta, l’antesignano fu senza dubbio The Right Stuff. Uomini veri, che ripercorse la corsa allo spazio tra Stati Uniti e Unione Sovietica fin dal 1947 e dal volo a Mach 1 di Chuck Yeager fino al Progetto Mercury: girato nel 1983 da rocky-4Philip Kaufman vede come protagonisti, tra gli altri, Sam Shepard, Ed Harris, Dannis Quaied e Fred Ward. Tom Hanks, invece, diretto da Ron Howard nel 1995, riporta alla mente la tragedia sfiorata dell’Apollo 13, quando la navicella della NASA, in fase di avvicinamento alla Luna, subì una grave avaria. Anche lo sport ha avuto la “sua” guerra fredda. Indimenticabile, infatti, Sylvester Stallone nei panni di Rocky 4, volato in Unione Sovietica in un braccio di ferro contro il suo rivale Ivan Drago, responsabile della morte sul ring del vecchio rivale (e poi amico) dello Stallone Italiano, Apollo Creed.

The day afterMa la vera guerra fredda è stata raccontata anche in altre pellicole. Il regista Roger Donaldson, nel 2000, dietro la macchina da presa, ha girato Thirteen Days, i tredici giorni in cui il mondo rischiò veramente il conflitto nucleare, ovvero la crisi dei missili di Cuba. Bruce Greenwoord, nei panni del Presidente Kennedy, e Kevin Kostner, ponte-delle-spiesuo consigliere particolare, in un crescendo di suspance e tensione, hanno tentato di raccontare quanto il genere umano sia stato vicino all’annientamento. Annientamento, invece, avvenuto in due pellicole di enorme successo, ucroniche, ovvero narranti uno scenario mai accaduto ma altamente plausibile. Il Dottor Stranamore. Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la thirteen-daysbomba, di Stanley Kubrick (1964) e The day after di Nicholas Meyer (1983) dimostrano come la deterrenza nucleare e il clima di tensione tra i due blocchi scaturito fin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale avrebbe potuto sfociare in un conflitto nucleare su larga scala, che avrebbe coinvolto non soltanto Stati Uniti e Unione Sovietica, ma bensì il mondo intero. Infine, Steven Spielberg, nel 2015 ha diretto Tom Hanks e Mark Rylance ne Il ponte delle spie, cronaca fedele della crisi dell’U2, quando il Capitano Gary Powers venne abbattutto nei cieli sovietici a bordo di un aereo spia: rilasciato, venne scambiato, assieme allo studente americano Frederic Pryor, arrestato a Berlino Est, per Rudolf Abel, spia sovietica del KGB. Lo scambio avvenne di notte sul Ponte di Glienicke, a Potsdam, nel più assoluto riserbo, grazie, e soprattutto, dell’instancabile opera di mediazione dell’avvocato James Donovan.

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