Il naufragio del Mercantile Peppinella

peppinella-ormeggiataPer certi versi ricorda la drammatica fine dell’Andrea Doria, il maestoso e sontuoso transatlantico agli ordini dell’esperto Comandante Piero Calamai, già eroe di guerra e decorato al valore durante le due guerre mondiali, colato a picco il 26 luglio 1956 dopo essere stato speronato dallo Stockholm, all’epoca nave passeggeri battente bandiera svedese. Passarono neanche due anni, quando il caso dell’Andrea Doria era ancora aperto, che una nuova tragedia per la marineria italiana coinvolse una seconda nave, affondata anch’essa a seguito di una drammatica collisione nel Canale della Manica. Il Mercantile Peppinella, con una stazza complessiva di circa 1550 tonnellate, era stato varato nell’aprile 1928: iscritto al Compartimento Marittimo di Manfredonia, cittadina sulla costa del Gargano in provincia di Foggia, era salpato agli ordini del Comandante Giuseppe Martinovick, triestino di nascita, per il suo viaggio inaugurale: nell’intento dei manfredoniani, vi era quello di un rilancio dell’industria e del commercio marittimo, dopo un potenziamento della flotta mercantile, di cui la Peppinella avrebbe costituito la prima di una serie di navi adatte allo scopo.

nave-peppinellaEra atteso a Manfredonia, ma da quel suo primo viaggio il Mercantile Peppinella non tornò mai: al largo delle coste inglesi, a causa di una fitta nebbia che copriva come un velo il mare, attorno alle 04.30 di notte un violento scossone fece svegliare l’intero equipaggio, buttando a terra quelli che si trovavano di guardia. Il Cargo norvegese Sunoak, di oltre 12.000 tonnellate di stazza, aveva speronato la piccola nave mercantile, aprendo uno squarcio a prua in cui si riversarono tonnellate di acqua, allagando compartimento dopo compartimento. La Peppinella era spacciata: dopo essersi inclinata paurosamente su un fianco, Giuseppe Martinovick riuscì a mettere in salvo tutto il suo equipaggio, composto da diciotto uomini. Ma come un vecchio lupo di mare, come venne definito dalla Domenica del Corriere, il Comandante Martinovick restò fino alla fine a bordo della sua nave, scomparendo con essa. Domenico Palumbo, all’epoca mozzo a bordo della Peppinella, così ricordava quella drammatica notte: “Vidi la prua di una grande nave infilata nella prora della nostra nave. Pensai che per tutti noi era finita. Ci riunimmo tutti a poppa col comandante che quasi ci ordinò di gettarci in mare quando il battello era ormai per metà sommerso. Lui rimase a bordo e scomparve con la sua nave”. La piccola nave italiana, se paragonata alle dimensioni di quella norvegese, affondò in appena sette minuti, portandosi dietro il suo comandante,  marinaio d’altri tempi, il suo prezioso carico di minerale di ferro e, con essi, le speranze della città di Manfredonia.

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