Morte sotto la neve

guerra-biancaAl fuoco delle mitragliatrici e delle artiglierie, allo scoppio delle mine e al pericolo dei gas tossici, i soldati sul fronte della Grande Guerra, fossero essi Italiani o Austriaci, si trovarono a combattere contro un nemico comune, silenzioso, implacabile, da sempre presente sui luoghi in cui si ritrovarono a combattere: la potenza della natura. In molti, infatti, furono i giovani che caddero a causa del freddo e delle sue conseguenze, precipitati in canaloni e dirupi, sepolti sotto metri di neve a seguito di valanghe e slavine. Se le drammatiche immagini della tragedia che ha colpito l’Abruzzo a gennaio 2017 sono state trasmesse in diretta televisiva, cento anni prima, nel gennaio 1917 una tragedia identica si consumava in piena guerra mondiale. A partire dal giorno 9, e per tutto il mese, almeno fino al 20, furono oltre 125 i soldati italiani che trovarono la morte a causa delle valanghe, nei settori operativi del Monte Lastroni, a Casera Pramosio e sulla Stretta Fleons, sul Monte Forame e a Cima Selvata e sui Monti Cukla e Rombon.

mario-cicconeMa fra tutti coloro che furono stroncati dalla potenza della natura, vi fu un soldato in particolare, il Capitano Mario Ciccone, che merita di essere ricordato. Originario di Ariano di Puglia, venne arruolato nella 4ª Compagnia del V Battaglione dell’8° Reggimento Bersaglieri. Informato che il 9 gennaio 1917 una valanga si era riversata sulle posizioni italiane seppellendo baracche e alloggiamenti, partì con una spedizione di soccorso, guidando i suoi uomini in una corsa contro il tempo. Giunto a San Blasius, in attesa di raggiungere le posizioni colpite, una nuova valanga, staccatasi dal Monte Forame, seppellì il Capitano Ciccone e i suoi uomini. In tutto rimasero uccisi quattordici militari, per la maggior parte appartenenti proprio all’8° Reggimento Bersaglieri. In segno di riconoscenza per il suo sacrificio, al Capitano Mario Ciccone è stata conferita la Medaglia di Bronzo al Valor Militare alla Memoria: “Sfidando serenamente il grave pericolo, accorreva in soccorso di un drappello della propria compagnia travolta da valanga, ma mentre attendeva al salvataggio, investito a sua volta da una nuova valanga, vi trovava la morte. Esempio costante di coraggio, di abnegazione, di alto sentimento del dovere. San Blasius Cortina d’Ampezzo, 9 gennaio 1917”.

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