La Batteria Saint Bon

batteria-saint-bon-1Già ci siamo occupati, nel raccontare le nostre storie, di vecchie caserme abbandonate, come la Polveriera di Signa o il deposito carburanti dell’Esercito Italiano di Coverciano, entrambi a Firenze. Oggi, il nostro reportage si sposta in Puglia, pochi chilometri a sud della città di Taranto, lungo la strada litoranea che porta alle bellissime mete turistiche di Porto Cesareo e Punta Prosciutto. In località Lama, ormai abbandonata a sé stessa e ai vandali, nonché alla vegetazione che ormai riprende il sopravvento su ogni opera umana, sorgeva un tempo uno dei più bei gioielli dell’architettura militare mai costruiti: la Batteria Costiera Saint Bon, intitolata all’Ammiraglio Simone Pacoret de Saint Bon, decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare durante la battaglia di Lissa, nonché capace di intuire la necessità di dotare la Regia Marina delle prime navi corazzate. La Batteria, posta alla difesa della città di Taranto, del suo porto commerciale e del suo arsenale militare, fu edificata a partire dal 1909, dopo che in altre zone attorno al capoluogo pugliese erano sorte altrettante batterie da difesa costiera.

batteria-saint-bon-4L’intento, come si legge nella relazione finale al progetto del Genio Militare, era quello di  “rafforzare la Difesa foranea della Piazza ed eliminare il settore morto esistente a sud-est della Batteria San Vito donde le navi possono avvicinarsi e bombardare l’Arsenale”: i lavori, iniziati nell’agosto del 1909, furono completati a tempo di record, così che già nel giugno 1911, la Batteria Saint Bon poteva dirsi completamente operativa. Mancavano da ultimare soltanto alloggiamenti logistici e segreterie (completati l’anno successivo, nel 1912), quando i primi pezzi d’artiglieria andarono ad armare il complesso militare: furono posizionati sei obici da 280 mm, con una gittata massima di 10.700 metri. Erano occultati dietro un terrapieno rialzato e dal deposito munizioni, in modo che dal mare ne fosse celata la vista.

batteria-saint-bon-6Oggi, di tutto questo, restano soltanto le piazzole in cui erano alloggiati i grossi pezzi d’artiglieria e le gallerie comunicanti con polveriere e magazzini. Tutto intorno alle vecchie strutture logistiche, alle altane di avvistamento (queste installate a partire dal 1926) e ai camminamenti fortificati vige ormai l’abbandono più completo. Rifugio di sbandati, senza tetto e tossicodipendenti, la vecchia Batteria Saint Bon reca i danni del tempo e dell’incuria: molti tetti sono franati, alcuni pericolanti, mentre il grande piazzale interno è utilizzato a discarica. Una vera stretta al cuore: tutta l’area, infatti, potrebbe essere riqualificata, potrebbero essere creati parchi a tema storico-didattico e creati percorsi escursionistici per amanti della storia militare ma anche della natura, come è successo nelle regioni del Veneto e del Friuli, dove le vecchie fortificazioni della Grande Guerra sono state recuperate e riqualificate in una sorta di grande museo all’aperto. Ma probabilmente manca la voglia, e l’interesse, a recuperare un pezzo importante della nostra storia.

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