Il sacrificio del Carabiniere Antonio Bonavita

Attentato a TogliattiErano le 11.30 del 14 luglio 1948 quando, mentre usciva da Montecitorio, accompagnato da una giovane Nilde Iotte, futura prima donna a ricoprire l’incarico di Presidente della Camera dei Deputati, il Segretario del Partito Comunista Italiano Palmiro Toliatti fu raggiunto da tre colpi di pistola sparati da distanza ravvicinata da uno studente di giurisprudenza, Antonio Pallante, fervente anticomunusta e simpatizzante del qualunquismo. Alla notiza dell’attentato, scoppiarono in tutta Italia violenti disordini, che causarono nella sola giornata del 14 luglio 1948 oltre una decina di morti e un centinaio di feriti. Il clima politico era caldissimo e gli scioperi e le manifestazioni programmate dai militanti del Partito Comunista facevano temere una rivolta popolare. Scontri e violenze non si verificarono, però, soltanto nei grandi centri urbani, ma si diffusero a macchia d’olio anche nelle campagne.

Carabiniere Antonio BonvitaA Gravina di Puglia, un gruppo di militari dell’Arma dei Carabinieri fu comandato a presidiare un obiettivo ritenuto sensibile: la stazione amplificatrice dei telefoni di stato. Tra questi si trovava anche un Carabiniere di 28 anni, originario di Amantea, in provincia di Cosenza, Antonio Bonavita, in servizio presso il Battaglione Allievi di Bari. Quando, alla notizia della proclamazione di uno sciopero presso gli stabilimenti Divella, ai pochi Carabinieri fu ordinato di presidiare la fabbrica. Verso la sera del giorno successivo, 15 luglio, alle 19.00, alcuni manifestanti cercarono di introdursi all’interno dei caseggiati ma, vista l’impossibilità di calmare la folla, vennero sparati alcuni colpi d’arma da fuoco in aria. A questo punto la situazione degerò: accerchiati, gli uomini dell’Arma vennero dapprima accerchiati e poi disarmati. La sorte peggiore, purtroppo, toccò al Carabiniere Bonavita. Strattonato, insultato, venne legato ad una autovettura e trascinato per le vie cittadine: la folla inferocita infierì brutalmente sul povero militare ormai esanime per le percosse subite, prima di essere ferito con una serie di colpi di pistola.

IMG_20170325_102806Abbandonato il corpo in una piazzetta, fu prontamente soccorso dai colleghi e dagli abitanti ancora sotto shock: trasportato d’urgenza all’ospedale di Bari, a nulla valsero gli sforzi dei medici. Due giorni dopo, infatti, esalò il suo ultimo respiro. Il 23 gennaio 1952 gli è stata conferita, alla memoria, la Medaglia d’Argento al Valor Militare, con la seguente motivazione: “Gregario di un piccolo posto a protezione di uno stabilimento civile nel quale lavoravano maestranze non aderenti a sciopero generale, pur fatto segno da massa notevole di dimostranti, a fitta sassaiola e a colpi di arma da fuoco, rimaneva sereno al posto del dovere. Assalito successivamente da forte gruppo di facinorosi che tentavano di disarmarlo, opponeva strenua resistenza fino a che, ferito da un colpo di arma da fuoco e percosso violentemente al capo, si abbatteva al suolo venendo ancora dalla brutale forza assassina, fatto segno ad altro colpo di arma da fuoco e da nuove violente percosse che lo riducevano in fin di vita. Moriva serenamente esprimendo sentimenti di gratitudine per chi lo aveva amorosamente assistito. Luminoso esempio di attaccamento al dovere e all’onore militare”. Oggi, la Caserma dei Carabinieri di Gravina di Puglia è intitolata alla sua memoria.

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