“Corre, corre, corre la locomotiva…”

Locomotiva FS 270Tra il progresso e l’uomo vi è stata, e vi sarà sempre, un’eterna lotta, un eterno rapporto di amore e di odio. Prendiamo ad esempio i nostri giorni: in tanti trovano comodo poter leggere un libro usando un tablet o uno smartphone, ma tanti invece, preferiranno ancora sentire l’odore della carta stampata, il poter sfogliare le pagine “sentendo” il fruscio della carta. E, probabilmente, alla fine dell’Ottocento, la repulsione della tecnologia di allora, poi trasformatasi in odio cieco, prese il sopravvento nella mente di Pietro Rigosi, anarchico bolognose di 28 anni, di professione fuochista delle Ferrovie Italiane. Il suo gesto è stato reso celebre, ai più, da Francesco Guccini: il cantautore emiliano, infatti, ha scritto La Locomotiva, una delle sue ballate più famose, per decenni assurta ad inno dei movimenti anarchici. Non sapremo mai cosa spinse Rigoni, sposato e padre di due bimbe, il 20 luglio 1893 ad impadronisi di una locomotiva e a lanciarla alla massima velocità allora raggiungibile (circa 50 km/h) contro la stazione di Bologna.

Francesco GucciniLa macchina motrice, la numero 3541, trainante il treno merci 1343, mentre si trovava in sosta alla stazione di Poggio Renatico, venne staccata dal resto del convoglio da Pietro Rigosi, il quale approfittò di un momento di distrazione del macchinista Carlo Rimondini, assentatosi per qualche istante. “E sul binario stava la locomotiva, la macchina pulsante sembrava fosse cosa viva, sembrava un giovane puledro che appena liberato il freno mordesse la rotaia con muscoli d’ acciaio”, canta Guccini: la decisione di compiere il folle gesto, come venne più tardi ricostruito dalle autorità, derivò dal vedere transitare ogni giorno, di fronte la propria casa, un treno che trasporatava personaggi dell’alta borghesia. Rigoni, convinto anarchico, non poteva sopportare quella differenza di ricchezza, di cui i treni cominciavano a farsi promotori: carrozze lussuose di velluto per i benestanti, vagoni spogli e sporchi per i ceti più bassi.

La Gazzetta PiemonteseE’ sempre Guccini a narrarci la storia, in un ritmo crescente e incalzante come l’aumentare folle della velocità della locomotiva lanciata nella sua corsa: “e intanto corre corre corre sempre più forte e corre corre corre corre verso la morte e niente ormai può trattenere l’immensa forza distruttrice”. Ma da Poggio Renatico gli altri ferrovieri riuscirono a dare l’allarme, tanto che a Bologna “arrivò la notizia in un baleno, notizia di emergenza, agite con urgenza, un pazzo si è lanciato contro al treno”. Fu così che nel capoluogo emiliano la folle corse finì lungo un binario morto della stazione: la motrice si schiantò su un convoglio fermo, composto da sei vagoni merci. Nonostante il violento impatto, l’anarchico Rigosi riuscì a sopravvivere e, pare, qualcuno sentì un flebile sussurro uscire dalle sue labbra: “Che importa morire? Meglio morire che essere legato!”. Anche Guccini termina la sua ballata con la fine della corsa della locomotiva, come se Rigosi e la macchina a vapore, ormai, si fossero uniti in un tutt’uno, quasi che la forte convinzione anarchica del primo dipendesse dall’esistenza della seconda: “la storia ci racconta come finì la corsa, la macchina deviata lungo una linea morta, con l’ ultimo suo grido d’ animale la macchina eruttò lapilli e lava”. Di Pietro Rigosi non ci sono giunte né fotografie né altre notizie dopo il suo gesto: sappiamo solo che non venne condannato e la sua azione fu attribuita a disturbi psichici. Ci resta, però, l’immagine di Guccini: “a noi piace pensarlo ancora dietro al motore mentre fa correr via la macchina a vapore…”.

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