Laura D’Oriano, la spia del mare

Laura D'Oriano“Cosic tra qualche giorno invierà a Genova una donna che si presenterà a tal Ragusa Maria, via San Donato 2, perché le dia ospitalità qualche giorno. La donna che dovrà entrare in Italia sarebbe molto attiva nell’organizzazione spionistica di cui fa parte Cosic. Si sarebbe più volte recata nella zona della Francia occupata ed in Germania e godrebbe di particolare considerazione da parte del capo del centro di spionaggio inglese di Marsiglia”. Questo è quanto riporta un’informatore ignoto agli addetti del controspionaggio italiano nel dicembre 1941, a proposito dell’imminente ingresso nel Paese, che avverrà in forma clandestina, di una presunta spia avente legami con agenti francesi e, presumibilmente, inglesi. Cosic, infatti, come riporta un successivo rapporto del 12 maggio 1942, a firma del responsabile del Centro Controspionaggio dei Carabinieri di Torino, Capitano Ettore Saraco, “è il falso nome di un dirigente il centro dello spionaggio inglese in Marsiglia. È, anzi, quegli che manovra gli agenti, dà loro le istruzioni, i compensi e gli incarichi”. Pertanto, sia il Controspionaggio che il SIM, il Servizio Informazioni Militare, diretto nel periodo bellico dall’astuto e abile Generale Cesare Amé, il primo a strutturare in Italia l’intelligence in senso moderno, si attivano prontamente per scoprire la vera identità della donna inviata nella penisola allo scopo di carpire informazioni di carattere militare.

Falsi documenti Laura D'OrianoCome Mata Hari nel corso del primo conflitto mondiale, la spia sfrutta il suo fascino seducante e accattivamente per ingraziarsi ufficiali e soldati italiani. La prima missione affidatagli la vede operare a Bordeaux: nello specifico, grazie all’aiuto di tre ignari militari italiani della Regia Marina, riesce a introdursi presso BETASOM, la base italiana dei sommergibili in Francia, riportando all’Intelligence Service britannico, per mezzo del misterioso Agente Cosic, i movimenti dei mezzi subacquei italo-tedeschi di volta in volta giunti all’ormeggio o usciti in missione. Ancora oggi, non è del tutto noto quanto abbiano influito le informazioni passate da Bordeaux dall’affascinante spia del mare, conosciuta per adesso con il nome di Laura Fantini, nelle perdite di mezzi subacquei da parte della Regia Marina. La missione spionistica in territorio francese, però, si rivelerà essere soltanto un banco di prova per operazioni ben più rischiose, da svolgere questa volta in Italia: l’obiettivo è ancora una volta il naviglio e i mezzi militari della Regia Marina. Così, valutato positivamente il lavoro svolto presso BETASOM, il servizio segreto britannico ragguaglia attentamente Laura Fantini sul prossimo, delicato, obiettivo: munita di circa novemila lire per le proprie necessità e di documenti falsi, la spia al soldo degli Inglesi dovrà recarsi nelle città di Genova e Napoli, osservare scrupolosamente i movimenti delle navi italiane e riferli prontamente ai propri superiori.

Processo a Laura D'OrianoQuesta volta, però, gli uomini del SIM, e del Controspionaggio in particolare, questi ultimi guidati dal già citato Capitano Saraco, sono in stato di allerta, tanto da “agganciare” la spia non appena varcata clandestinamente la frontiera. L’ufficiale dell’Arma dei Carabinieri, esperto in missioni sotto copertura e in pedinamento, opera in maniera attenta e scrupolosa: il suo nucleo, infatti, non arresta immediatamente le spie individuate, me ne segue i movimenti, gli spostamenti, monitora gli incontri, ne intercetta la corrispondenza, spesso scritta con inchiostro simpatico o in codice, così da poter catturare non un solo elemento, ma tutta la rete. Così, quando il 12 dicembre 1941, esattamente come l’informativa anonima aveva indicato, una misteriosa viaggiatrice si reca all’indirizzo comunicato a Genova, il Controspionaggio annota: la donna “si ferma qualche tempo ad osservare e ad annotare le caratteristiche dell’Incrociatore Bolzano, in riparazione nel bacino delle Grazie; più tardi si reca allo scalo ferroviario ove prende visione dell’orario dei treni; spedisce due cartoline, subito intercettate”. Grazie alle missive intercettate, inizia a dipanarsi la fitta rete di informatori e agenti ingaggiati dal Secret Intelligence Service inglese.

Processo a Laura D'Oriano-1Una successiva lettera dal chiaro contenuto informativo, in cui Laura Fantini riporta con inchiostro simpatico e con simboli le navi ancorate nel porto di Genova, viene intercettata dal controspionaggio: il destinatario è un certo Aldo Rossetti, residente a Marsiglia. Quest ultimo è un destinatario intermedio: non appena ricevute le informazioni, suo compito è girarle ad Emilio Brayda, collegamento diretto tra le spie italiane e gli agenti stranieri franco-britannici. La vera identità della donna, però, continua a rimanere un mistero. Due giorni dopo il suo arrivo arrivo a Genova, l’affascinante spia parte in treno alla volta di Napoli. Il suo pedinamento continua: “si dirige verso il molo Razza (porto), percorre via della Marina, dove avvicina un milite della milizia ferroviaria con il quale si accompagna per circa mezz’ora”. Per Laura Fantini, però, inizia il conto alla rovescia per l’identificazione e la cattura: sicura di non essere stata ancora individuata dagli agenti italiani del controspionaggio, decide di concedersi un periodo di riposo, facendo tappa a Roma, dalla famiglia d’origine. L’ultimo tassello è messo al suo posto. Il Capitano Saraco può così accertare che Laura Fantini altri non è che Laura D’Oriano, nata a Costantinopoli il 27 settembre 1911, di nazionalità svizzera per matrimonio, residente a Nizza, di professione viaggiatrice di commercio. Sono gli ultimi giorni liberi di Laura D’Oriano: il giorno di Santo Stefano, 26 dicembre 1941, mentre si trova alla stazione di Napoli, in attesa di un treno, viene bloccata e tratta in arresto.

Non passa molto tempo prima che dichiari la sua vera identità e la sua attività spionistica, incalzata dalle domande degli uomini del controspionaggio: “tengo solo a dichiarare che se ho agito male non l’ho fatto per odio, ma solo perché trascinata dalla vita stessa che conducevo”, dirà durante l’interrogatorio del 28 dicembre. Portata davanti al Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato, un perito appositamente convocato valuta attentamente le informazioni che era riuscita a procacciarsi: “quelle relative alla base di Bordeaux rientrano tra quelle di carattere segreto, in quanto esse riguardano la consistenza numerica, nonché i movimenti di nostre unità subacquee […]. Quelle che la D’Oriano si procacciò durante la sua sosta a Genova e a Napoli rientrano ugualmente tra quelle di carattere segreto […]. Non è possibile stabilire quale riflesso diretto o indiretto abbia avuto l’azione della D’Oriano sulla perdita di nostre unità subacquee di guerra dislocate a Bordeaux”. Il 15 gennaio 1943 arriva la sentenza: “il Tribunale, in mancanza di elementi  che possano comunque autorizzare la concessione di circostanze attenuanti, deve infliggere la pena capitale. Gli altri imputati, invece, riescono a cavarsela: Aldo Rossetti è condannato a 15 anni di reclusione, mentre Emilio Brayda (unitamente ad un certo Eugenio Rey, suo fiduciario e suo sostituto in caso di ricezione delle missive segrete) vengono assolti con formula dubitativa, complice il fatto di prestarsi ad azioni doppiogiochiste una volta fiutato il pericolo. Il giorno seguente, 16 gennaio, la sentenza viene eseguita. Condotta al Forte Bravetta «alle ore 07.07 del soprascritto giorno, è avvenuta l’esecuzione mediante la fucilazione”. Laura d’Oriano resta ancora oggi l’unica donna giustiziata per spionaggio nel corso del secondo conflitto mondiale da parte del Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato. Ma la vera conclusione dell’intero caso ce la offre Mimmo Franzinelli: “l‘aspetto sconcertante nel caso D’Oriano è il totale controllo del controspionaggio sulla sua missione, dall’ingresso in Italia fino all’arresto: la si lasciò agire indisturbata fino al momento ritenuto più opportuno per troncarne l’attività”.

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