Rita Atria, vittima dimenticata di Via d’Amelio

Rita Atria“Prima pagina, venti notizie, ventuno ingiustizie, lo Stato che fa? Si costerna, s’indigna, s’impegna, poi getta la spugna con gran dignità” cantava Fabrizio De Andrè in Don Raffaé. Quello stesso Stato che nella realtà, grazie ai suoi uomini più puri, come il Capitano dei Carabinieri Emanuele Basile, i Magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, il Commissario Boris Giuliano e tanti semplici agenti di scorta, hanno speso, e spesso sacrificato, la propria vita nel combattere in prima persona la mafia e, soprattutto, l’omertà di un’intera generazione. Anche tanti giornalisti, come Peppino Impastato, pur di non girare gli occhi dall’altra parte e non abbassare la testa, hanno tentato di fare breccia nel muro di gomma intorno a Cosa Nostra. Eppure, una storia più di tutte le altre dovrebbe essere raccontata. Una storia che più di ogni altra, dovrebbe essere commemorata dalle Istituzioni di quello Stato che troppe volte ha lasciato soli i suoi uomini più puri.

Falcone e BorsellioUna storia che inizia a Partanna il 4 settembre 1974, data in cui nasce Rita Atria. Cognome importante, il suo. Suo padre Vito, infatti, è uno dei più potenti boss della cittadina. Rita cresce così, tra uomini d’onore che di onorevole hanno ben poco. La prima svolta importante nella sua vita, avviene quando lei ha undici anni: nel 1985, il padre verrà ucciso in un agguato di una cosca rivale. Passano pochi anni e, nel 1991, anche il fratello Nicola, a cui nel frattempo si era legata moltissimo, viene assassinato. Sua moglie Piera Aiello, però, decide di non rimanere in silenzio, divenendo una testimone di giustizia. Da questo momento in poi, anche per la piccola Rita, appena diciassettenne, si aprono le porte dei grandi e freddi palazzi di giustizia. Decide di incontrare, seguendo l’esempio coraggioso di sua cognata, il Magistrato Paolo Borsellino, all’epoca Procuratore di Marsala. Le testimonianze rese dalle due donne permetteranno di avviare un’indagine approfondita sul controverso Vincenzino Culicchia, per trent’anni sindaco democristiano di Partanna, nonché di istruire i processi contro numerosi mafiosi di Partanna, Sciacca e Marsala. In questi anni Rita ritrova anche quell’affetto familiare ormai scomparso: ripudiata dalla madre perché “amica degli sbirri”, viene di fatto adottata da Paolo Borsellino, che la tratta come una figlia. La mafia, però, ha ben altri progetti. Prima l’attentato di Capaci dove muore il Giudice Giovanni Falcone, poi Via D’Amelio: Paolo Borsellino non c’è più e senza di lui anche la giovane Rita si sente perduta.

Rita Atria1Una settimana dopo, il 26 luglio 1992, a Roma, dove vive in segreto, si uccide, lanciandosi dal settimo piano di un palazzo in Viale Amelia. Gli agenti subito accorsi trovano soltanto un laconico messaggio, una sorta di testamento spirituale, rivolto atutti coloro che vogliono ancora combattere la mafia: “Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c’è nel giro dei tuoi amici. La mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci. Borsellino sei morto per ciò in cui credevi, ma io senza di te sono morta”. Rita Atria ebbe il coraggio di rinunciare a tutto. Agli affetti del suo fidanzato, della famiglia, della madre. Quest’ultima arrivò anche, secondo una contorta idea di “onore” tipica dell’ambiente mafioso, a distruggere a martellate la lapide della figlia. Abbiamo tanto da imparare da Rita. Innanzitutto il coraggio di combattere qualcosa di più grande di lei, quel coraggio sicuramente trasmessole da Magistrati pronti a tutto, come Paolo Borsellino. Ma anche, e soprattutto, dobbiamo imparare da Rita la voglia di migliorare questo paese, l’Italia, così bello ma così sfortunato, troppo spesso in balia di potenti di turno, di uomini senza un briciolo d’onore e personaggi ambigui. La lotta alla mafia è tutt’altro che finita, ma grazie a Rita, e a quanti decidono di seguire il suo esempio, anche l’odioso muro di gomma che la circonda verrà presto abbattuto.

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3 thoughts on “Rita Atria, vittima dimenticata di Via d’Amelio

    • Nel nostro piccolo, cerchiamo di raccontare proprio queste storie spesso troppe volte dimenticate. E solo grazie ai lettori che ci seguono, queste storie possono iniziare ad essere conosciute dal grande pubblico, magari con una condivisione in più su un qualsiasi social network, o invitando altri a seguire il nostro blog e la nostra pagina facebook!

      • Preferisco raccontare in maniera orale le storie,cosi in questo modo risultano essere meno fredde di un social network e nella mente rimangono impresse di più:rispetto alla superficialità con cui viene trattata una storia all’interno di un socialmedia.
        Poi non mi fido molto di quello che si trova su Fb,molte storie sono “fake” colossali.
        Vi seguo sempre e vi pubblicizzo tra chi conosco tutte le volte che racconto una storia che ho letto nel vostro blog. 🙂

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