Giovanni Bonet, Medaglia d’Oro dei vinti

Giovanni BonetCi sono veri Eroi, qui da noi, che per aver compiuto una scelta ritenuta sbagliata, mai si vedranno confermare quelle onorificenze al Valor Militare spesso guadagnate sui campi di battaglia perdendo la vita. Sulla terra come sul mare. O nel cielo. Perché di una vita passata nell’azzurro parliamo oggi. Giovanni Bonet, Capitano della Regia Aeronautica prima e dell’Aeronautica Nazionale Reubblicana dopo l’8 settembre 1943. Furono tanti i piloti, infatti, che continuarono a combattere gli Anglo-Americani unendosi al Governo di Benito Mussolini della Repubblica Sociale Italiana: molti di loro, poi, non lo fecero per fede o convinzione politica. Lo fecero perché ritennero doveroso continuare a combattere contro chi, ormai quotidianamente, sganciava tonnellate e tonnellate di bombe sulle città italiane. La storia di Giovanni Bonet e delle ali dorate della Regia Aeronautica appuntate sul petto ha inizio tra il 1935 e il 1936, anni in cui consegue i brevetti di pilota e poi di pilota militare, con il grado di Sottotenente di Complemento. Trasferito presso il 52° Stormo Caccia di stanza a Ghedi, chiese di partire volontario per la guerra di Spagna dove, volando sui biplani Fiat CR32 del XVI Gruppo Caccia Terrestre La Cucharacha, subito si distinse per valore e maestria nel pilotaggio.

Giovanni BonetAl rientro in Italia, nel 1939, oltre al transito in servizio permanente, arriva anche la promozione al grado di Tenente. Ma ecco che subito un’altra prova, più impegnativa del conflitto in terra iberica, si affaccia: con l’entrata in guerra, il 10 giugno 1940, il Tenente Giovanni Bonet volando sui Fiat G50 Freccia, partecipò a numerose azioni di guerra, ovunque le forze aeree della Regia Aeronautica venivano impiegate. Dalla Corsica al fronte greco, dal Mediterraneo al teatro jugoslavo riuscì a guadagnarsi stima e rispetto di superiori e subalterni, meritandosi la Medaglia d’Argento al Valor Militare: “Pilota da caccia abilissimo, già distintosi precedentemente, partecipava con slancio ad una serie di attacchi a volo rasente contro lontane basi nemiche, vincendo difficoltà di navigazione e forte reazione contraerea. Nei mitragliamenti condotti con audacia fin nel cuore del territorio avversario, infliggendo al nemico decisive durissime perdite, riconfermava doti di cacciatore valoroso ed aggressivo. Cielo della Grecia e della Jugoslavia, marzo-aprile 1941”. E fu sempre in prima linea, anche quando iniziò l’impresa in terra di Russia. Su caccia Aermacchi MC200 Saetta, il 28 dicembre 1941 fu protagonista di una serie di scontri vincenti. Decollato da Stalino in missione di ricognizione e pattugliamento con altri due velivoli, non appena scorse una colonna di soldati italiani sotto il fuoco di un gruppo di aerei sovietici, ingaggiò una furiosa battaglia che costrinse gli assalitori alla ritirata. Nel pomeriggio, in una successiva missione di scorta ad alcuni cacciabombardieri tedeschi, la formazione italo-tedesca fu attaccata dalla caccia russa in volo sopra i villaggi di Delbazowo e Rikowo: furono abbattuti tre velivoli russi e i restanti messi in fuga. Per questa azione, il comando germanico volle conferigli la Croce di Ferro di Seconda Classe, mentre una seconda Medaglia d’Argento al Valor Militare gli fu attribuita dal comando italiano: “Capo pattuglia di velivoli da caccia, in durissime condizioni di clima e di ambiente, collaborava con aggressività e valore all’abbattimento e alla distruzione di numerosi apparecchi nemici. Fronte Russo, agosto 1941-marzo 1942”.

Fiat G55Rientrato in Italia e promosso al comando della 150a Squadriglia del 6° Stormo Caccia Terrestre, Giovanni Bonet fu protagonista di un’altra serie di combattimenti contro le forze aeree anglo-americane sui cieli di Malta e del Mediterraneo. Il 17 luglio 1943, durante una missione volta ad intercettare una nutrita formazione di bombardieri americani B17 Flying Fortress, le celebri “fortezze volanti”, rimase ferito ad un piede dal fuoco di difesa, cosa che lo costrinse ad un periodo di convalescenza e di riposo a terra. E poi venne l’8 settembre e i giorni nefasti e incerti dell’armistizio. Non sapremmo mai lo stato d’animo di un pilota ed ufficiale come Giovanni Bonet. Forse fu combattuto, così come tanti altri soldati, su cosa era meglio fare. Sapeva bene, però, che qualsiasi scelta avrebbe preso sarebbe stata l’ultima, che non era possibile tornare indietro. C’era quel giuramento fatto al Re, in qualità di ufficiale, e Vittorio Emanuele III si trovava al Sud, dove, assieme al Maresciallo Pietro Badoglio, si era schierato a fianco degli Alleati. E poi c’erano loro, gli Alleati, che continuavano a bombardare le città italiane: la scelta fu presa. Raggiunta ad ottobre 1943 la città di Padova, fu tra i promotori, in seno all’Aeronautica Nazionale Repubblicana, dei primi gruppi da caccia per proteggere le città del Nord Italia dai bombardamenti. Messo al comando della Squadriglia Complementare da Caccia Montefusco (dal nome della Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria Mario Montefusco caduto in Africa Settentrionale nel 1941), ebbe il compito di difendere il triangolo industriale Genova-Torino-Milano. Il 29 marzo 1944, pilotando un caccia Fiat G55 Centauro, assieme ad altri quattro compagni, decollò alla volta di una formazione di B17: mentre erano impegnati nel combattimento, il gruppo italiano venne a sua volta attaccato da 44 caccia P47 Thunderbolt. Fino a quel giorno, Giovanni Bonet aveva al suo attivo otto vittorie aeree, compreso un B17 abbattuto pochi istanti prima. Quel 29 marzo 1944, il Capitano Bonet non fece ritorno all’aeroporto di partenza: il suo G55 venne abbattutto nei cieli sopra Alba da Herschel Green, asso e comandante del 317° Fighter Squadron. Fu decorato postumo di Medaglia d’Oro al Valor Militare, medaglia che non verrà mai riconosciuta come tale nel dopoguerra dalle autorità della rinata Repubblica Italiana: “Valoroso Comandante di squadriglia da caccia, combattente di due guerre, tornava in linea fra i primissimi dopo gli infausti eventi del settembre. Ancora convalescente da una gloriosa ferita, dedicava ogni sua energia alla ricostruzione del suo reparto. Partito su allarme per la difesa della sua terra, seguito da pochi valorosi che si erano stretti intorno a lui, si scagliava impetuosamente contro poderose formazioni di centinaia di quadrimotori e caccia nemici. Durante l’impari lotta abbatteva in fiamme uno dei bombardieri, finché a sua volta, sopraffatto dal numero, cadeva gloriosamente nel cielo della battaglia, sacrificando la sua giovane esistenza per la salvezza della Patria martoriata. La sua grande anima di purissimo eroe rimane presente in ogni cuore per gridare, nel rombo dei motori, nelle raffiche delle mitragliere, la parola di oggi e di domani: Italia. Cielo di Torino, 29 marzo 1944”.

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