Viaggio al Mausoleo Marconi

Mausoleo di Guglielmo Marconi (1)“In riconoscimento del suo contributo allo sviluppo della telegrafia senza fili”: con questa semplice frase il 10 dicembre 1909 Guglielmo Marconi riceveva a Stoccolma il Premio Nobel per la Fisica, condiviso con il tedesco Carl Ferdinand Braun, che compì, nello stesso periodo, le medesime ricerche. Tutto partì da una collina, situata in località Sasso, abitato posto tra gli Appennini che separano la Toscana dall’Emilia Mausoleo di Guglielmo Marconi (9)Romagna. Era l’8 dicembre 1895 quando l’apparecchio ricetrasmittente messo a punto dallo scienziato italiano si dimostrò valido a inviare segnali radio e a riceverli, ma soprattutto a superare gli ostacoli naturali, come avvallamenti e colline. Sulla sommità del crinale dove compì i suoi esperimenti campeggiava, ieri come oggi, Villa Griffone, dimora della sua famiglia, oggi un museo per quanti vogliano conoscere più da vicino il genio italiano. Ai piedi del colle, invece, l’ultima dimora di Marconi: un enorme e austero mausoleo, progettato dall’Architetto Marcello Piacentini, costruito tra l’aprile 1940 e il 20 luglio 1941, giorno della solenne inaugurazione alla presenza dello stesso Duce, Benito Mussolini. Il quotidiano romagnolo, Il Resto del Carlino, del 7 settembre 1941 così scriveva: “Ai lati del monumento due gradinate dritte, larghe sei metri, una per lato, salgono il poggio sino a portare ad altre due scale più strette e semicircolari che conducono sino al piazzale della villa: davanti all’edificio e quindi sulla sommità del poggio, sorge una colonnetta di marmo bianco, in cui è un busto di Guglielmo Marconi, pure in marmo bianco, opera pregevolissima dello sculture Dazzi. Il soffitto del mausoleo, a calotta, è in calcestruzzo di cemento armato color giallo. Sul fondo della parete di travertino sono incise le parole: Diede con la sua scoperta il sigillo di un’epoca della storia umana”.

Mausoleo di Guglielmo Marconi (7)Ma ciò che colpisce il visitatore è il Parco delle Rimembranze attorno a Villa Griffone: oltre ad un’alta statua di Guglielmo Marconi, una serie di targhe, poste nel 2011, raccontano, passo dopo passo, come un’ideale viaggio allo scoperta delle sue invenzioni, lo studio che portò alla telegrafia senza fili. Su una di queste è infatti inciso: “In questo giardino, dopo gli esperimenti effettuati tra il 1894 e il 1895 nella stanza dei bachi da seta nella soffitta di Villa Griffone, Mausoleo di Guglielmo Marconi (4)Guglielmo Marconi collegò al suo trasmettitore un’antenna messa a terra. Con questo apparato il giovane inventore riuscì a trasmettere segnali radiotelegrafici al di là di un ostacolo naturale, la Collina dei Celestini, a una distanza di circa due chilometri. L’esperimento ha annunciato la nascita dell’era delle radiocomunicazioni”. Nel Parco delle Rimembranze balza all’occhio un’altra vera e propria reliquia: la chiglia del Panfilo Elettra, acquistato da Marconi nel 1919 durante un’asta della Royal Navy. Nave dalle mille vicissitudini, l’Elettra: fu yacht privato e, nel corso del primo conflitto mondiale, fu trasformata in unità da pattugliamento e scorta nello Stretto della Manica. Ma fu con lo scienziato italiano che ebbe nuova vita, avendola trasformata in un laboratorio galleggiante: importantissimi per lo sviluppo delle radiocomunicazioni furono gli esperimenti condotti nel Golfo del Tigullio, tra la stazione di bordo e quella posta a terra alle Torri Gualino, a Sestri Levante. Avrebbe rischiato una fine ingloriosa al termine della Seconda Guerra Mondiale: dopo la morte dello scienziato, infatti, fu acquistata dallo Stato italiano ma con l’armistizio dell’8 settembre 1943 venne requisita dalle autorità tedesche che la riconvertirono nuovamente in nave militare. Gravemente danneggiata da un bombardamento alleato il 21 gennaio 1944, con il Trattato di Pace del 1947 fu ceduta alla Jugoslavia come riparazione di guerra. Sembrava che avesse il destino ormai segnato ma l’allora Ministro degli Affari Esteri, poi futuro Presidente della Repubblica, Antonio Segni, trattò la sua restituzione direttamente con il Maresciallo Tito: nel 1962 l’Elettra, restituita all’Italia, venne rimorchiata nel Cantiere S. Rocco di Muggia, a Trieste. Da allora, nonostante alcuni progetti di restauro, arenatisi per l’alto costo, venne deciso di donarla a vari musei della scienza e della tecnica sparsi un po’ ovunque su tutto il territorio nazionale. Tagliata in pezzi, proprio come una reliquia, Il Piccolo di Trieste, un po’ a malincuore titolava: “Ingloriosa fine dell’Elettra. Ogni suo pezzo finirà nei musei. Invece del promesso restauro, al Cantiere San Marco la smantellano”.

Guglielmo MarconiGuglielmo Marconi fu senza ombra di dubbio un precursore dei suoi tempi. Quando, il 20 luglio 1937, la morte lo colse a Roma, in molti piansero la sua scomparsa. Non solo in Italia, ma in tutto il mondo. E certamente lo piansero gli oltre 1700 passeggeri del Transatlantico Republic, tratti in salvo il 23 gennaio 1909 dopo che la grande nave era in procinto di affondare dopo essere stata speronata dal Piroscafo Florida. Per oltre quattordici ore, infatti, il marconista del Republic restò al suo posto a trasmettere un segnale di punti e linee: era l’SOS, segnale universale di soccorso. Captato da un’altra nave in transito, il Piroscafo Baltic, tutti i passeggeri raggiunsero il giorno seguente il porto di New York, tra il plauso generale di una folla festante. Il marconista Jack Binns fu acclamato come eroe, mentre la gratitudine delle autorità arrivò a coinvolgere Guglielmo Marconi stesso. E tre anni dopo, quando, sempre a New York, giunsero i 705 sopravvissuti della tragedia del Titanic, intervistato a proposito dei segnali di SOS captati dalla nave soccorritrice, il già Premio Nobel ebbe a dichiarare: “Vale la pena di aver vissuto per aver dato a questa gente la possibilità di essere salvata”.

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