Il Generale De Carolis, dalla Libia alla Russia

Ugo De CarolisPochi sono quei Generali che, nonostante il grado rivestito, hanno sempre tenuto un comportamento degno ai pari dei loro uomini. Ma la storia, a ben vedere, ne è piena. Luigi Reverberi, in terra di Russia, condivise tutto con i suoi Alpini, dall’avanzata alla drammatica ritirata. Così come Ugo De Carolis, che cadde alla testa dei propri uomini durante un’azione a Chazepetowka, nel Donez: era un uomo, prima che un ufficiale. Non impartiva soltanto ordini, ma li eseguiva con i suoi uomini. Tanto che il 12 dicembre 1941 prese parte ad un pattugliamento alla testa di un gruppo esplorante, dopo una settimana di accesi combattimenti. Destò molta ammirazione la sua morte, tanto che La Domenica del Corriere scrisse: “L’eroica morte del Generale Ugo De Carolis. Sui campi del Donez, mentre procede in primissima linea, alla testa di una pattuglia di punta, il Comandante le Fanterie della Divisione Torino viene colpito al petto da una pallottola. I soldati lo chiamavano il Generale Avanti perché, sempre, nel corso dei combattimenti avanti all’artiglieria, avanti ai mortai, avanti alle squadre di mitraglieri, avanti alle pattuglie di esploratori, andava lui. Andava a vedere, andava a vedere dove sarebbe passata la sua truppa”. Fu un ufficiale che si formò direttamente sui campi di battaglia: nato a Capua nel 1887, dopo aver frequentato la Regia Accademia di Modena ed esserne uscito con il grado di Sottotenente, Ugo De Carolis prese parte alla guerra di Libia con il 15º Reggimento Cavalleggeri di Lodi, restando ferito nei combattimenti attorno a Zuetina nel marzo 1914. Dopo un periodo di convalescenza, riprese ancora una volta a servire nel teatro libico, questa volta aggregato al 18° Reggimento Cavalleggeri di Piacenza, dove si distinse particolarmente nei combattimenti del luglio 1915 di Gabr Abdalla, meritandosi una Medaglia di Bronzo al Valor Militare: “Per la bella prova di prontezza di decisione data nel combattimento. Gabr Abdalla, 16 luglio 1915″.

Ugo De CarolisL’Italia, nel frattempo, da un mese era nuovamente impegnata in un sanguinoso conflitto: la guerra contro l’Austria-Ungheria era appena iniziata e con la promozione al grado di Capitano, De Carolis venne messo al comando della 19a Batteria Bombarde del 30° Reggimento Artiglieria da Campo. Anche in questo nuovo conflitto, diede la massima prova di sé stesso, mai anteponendo il grado e il suo status di ufficiale a quello dei suoi subalterni. Sempre in prima linea, sempre al comando degli uomini che gli erano stati affidati, colleghi e superiori rimasero spesso colpiti dalla sua astuzia e dal suo coraggio. Finì la Prima Guerra Mondiale e Ugo De Carolis poté vantarsi di altrettante decorazioni al valore. Sul Monte San Michele, aspramente conteso, nell’agosto 1916 si guadagnò una seconda Medaglia di Bronzo: “Comandante di batteria abile e coraggioso, sempre primo nel rischio, dava ai propri dipendenti, in ogni circostanza, ottimo esempio di virtù militari. Per scegliere le nuove postazioni delle sue bombarde, seguiva, di sua iniziativa, l’assalto della prima ondata di fanteria, rimanendo ferito e assolvendo brillantemente il suo compito. San Michele, 6 agosto 1916″. Tra i mesi di ottobre e novembre, poi, schierato il suo reparto sul Veliki, dove pagine di grande eroismo furono scritte dal 77° e dal 78° Reggimento Fanteria, i celebri Lupi di Toscana, fu insignito della Medaglia d’Argento al Valor Militare: Con intelligente operosità, dimostrando grande ascendente sui propri dipendenti, metteva la propria batteria in condizioni di far fuoco in poco tempo, nonostante le gravi difficoltà causate dalle cattive condizioni atmosferiche e dalla natura del terreno, ed assolveva poi pienamente, col tiro efficace della sua batteria il compito affidatogli. Durante il tiro rimaneva nell’osservatorio, sebbene molto prossimo alla linea nemica e fortemente battuto, finchè fu ridotto un cumulo di macerie. Veliki Kribac-Pecinka, 18 ottobre-1º novembre 1916″.

fanti-dello-csir.jpgPrima della fine del conflitto, arrivò anche una Croce di Guerra al Valor Militare durante i concitati combattimenti che seguirono la disfatta di Caporetto nei pressi di Dosso Faiti: “Sotto vivo bombardamento nemico, a scopo di ricognizione, di propria iniziativa si spingeva arditamente oltre le prime linee con due soli compagni mettendo in fuga pattuglie nemiche. Dosso Faiti, 27 ottobre 1917″. Terminata la guerra, promosso al grado di Maggiore  e poi di Tenente Colonnello, arrivarono per De Carolis nuovi e sempre più prestigiosi incarichi: dapprima Comandante del 9º Reggimento Cavalleggeri di Firenze e poi del 14º Reggimento Cavalleggeri di Alessandria. A questo aggiunse poi il ruolo di giudice presso il Tribunale Militare di Firenze e, dal 1935, il comando del 19º Reggimento Cavallereggi Guide. Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale lo trovò, con il grado di Generale di Brigata, al comando della Scuola Truppe Celeri: ma con il nuovo sforzo bellico dell’Italia, il Generale Ugo De Carolis non sarebbe certo rimasto a dirigere una scuola. Sempre primo tra i suoi uomini, con l’inizio della campagna di Russia, nel giugno 1941 fu posto al comando della Divisione Fanteria Torino, facente parte dello CSIR, il Corpo di Spedizione voluto da Benito Mussolini a fianco delle armate tedesche. Ma furono le ultime battaglie. Quando cadde, era stato insignito dal comando germanico della Croce di Cavaliere della Croce di Ferro. Per i fatti che portarono alla sua morte gli venne attribuita la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria: “Nobile ed eroica figura di soldato e di comandante, durante cinque mesi di guerra era di costante e luminoso esempio per ardimento e sprezzo del pericolo. Comandante della fanteria di una divisione, durante un’accanita battaglia, durata sette giorni, visse tutte le ore fra i suoi soldati. Alla settima giornata della strenua lotta, mentre, come sempre, in prima linea coi fanti li animava con l’esempio e con l’azione, una raffica di mitragliatrice ne troncava la vita. Suggellava col supremo sacrificio sul campo la sua nobile esistenza tutta dedicata al dovere ed all’ideale della Patria. Fronte russo, luglio-dicembre 1941″.

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