Dietro il giovine Randaccio che all’assalto ognor ti chiama…

Giovanni RandaccioOggi i Lupi non esistono più. Sciolti a seguito delle varie riorganizzazioni che hanno visto coinvolto l’esercito Italiano. Le loro insegne, le loro Bandiere, decorate al Valore dal sangue dei soldati, sono custodite a Roma, presso il Sacrario delle Bandiere. I Lupi, però, non sono scomparsi dalla Memoria e dalla Storia. Una storia che parte dalla Val Daone, passa dalle cime del Sabotino e del Melino, per giungere fino a Gorizia e al Veliki. E che si lega indissolubilmente ad un nome: Giovanni Randaccio. Giovane ufficiale di origini torinesi, entrò nell’Arma di Fanteria, prendendo fin da subito parte alla Prima Guerra Mondiale con i gradi di Capitano: Randaccio verrà assegnato alla Brigata Toscana, con i celebri Lupi che si copriranno di gloria del 77° Reggimento Fanteria. Ed è fin dalle prime battaglie che videro coinvolto l’Ufficiale che venne messo in luce tutto il suo valore ed il suo coraggio. Durante la Prima Battaglia dell’Isonzo, combattuta dal 23 giugno al 7 luglio 1915, si guadagnò la sua prima onorificenza al Valor Militare, una Medaglia d’Argento per gli scontri sostenuti per la conquista del Monte Sei Busi: “Diede ripetute prove di arditezza nel condurre la propria Compagnia all’attacco di posizioni nemiche. In una di queste occasioni, riuniti gli uomini di altra Compagnia del Battaglione rimasta senza ufficiali, respingeva un contrattacco. Monte Sei Busi, 1-6 luglio 1915”. Nell’ottobre 1915, schierato il suo reparto nei dintorni di Polazzo, nel corso della Terza Battaglia dell’Isonzo, ricevette la sua seconda Medaglia d’Argento al Valor Militare. Lo scontro, che costerà agli Italiani non meno di 67.000 perdite (tra morti, feriti e dispersi) aveva lo scopo di avanzare, negli intendimenti del Generale Luigi Cadorna, verso il Podgora e Gorizia: alla fine, però, furono ottenuti soltanto dei modesti risultati, in direzione di Plava e di Tolmino.

Fanteria-78°-Reggimento-Lupi-Di-Toscana-Ob2-S38248Nei numerosi assalti che ne seguirono, il Capitano Randaccio, “ferito per ben due volte manteneva, ciò nonostante, il comando. Ferito una terza volta gravemente, non si faceva trasportare al riparo, ma rimaneva ancora al suo posto per incoraggiare e mantenere i soldati sulla posizione, dando mirabile esempio di alta virtù militare. Alture di Polazzo, 21 ottobre 1915”. Con il secondo anno di guerra, il 1916, il nome della Brigata Toscana si legò indissolubilmente all’appellativo di Lupi: a partire dal 5 agosto, i suoi Reggimenti presero parte alla fulminea conquista del Monte Sabotino, che aprì la strada alla successiva occupazione della città di Gorizia. A causa delle numerose perdite, gli uomini di Giovanni Randaccio si riorganizzarono, in vista della nuova offensiva in preparazione, questa volta in direzione delle posizioni austriache attestate sul Monte Veliki, saldamente tenute dai Fanti della 55a Brigata austro-ungarica. Nella pubblicazione del Ministero della Guerra della seconda metà degli Anni Trenta, dedicata alle Brigate di Fanteria che presero parte alla Prima Guerra Mondiale, si narrano le gesta dei Lupi e di come il 1° novembre la Brigata Toscana, “con un impetuoso attacco, ne conquista la cima; il giorno 2, mentre procede all’attacco del Fajti, un poderoso contrattacco austriaco tenta la riconquista del Veliki; ma i Fanti della Toscana con brillante manovra, circondano i reparti nemici catturandoli e, proseguendo quindi nell’avanzata vittoriosa, conquistano il Fajti. Circa 1500 prigionieri sono rimasti nelle mani dei due Reggimenti della Toscana fra i quali il Comandante della 55a Brigata austroungarica con tutto il suo stato maggiore. Il mattino del 3 un poderoso bombardamento si abbatte sulle posizioni del Fajti, arrecando sensibili perdite, ma i reparti della Brigata rimangono serenamente al loro posto, respingendo i reiterati tentativi di avanzata delle fanterie nemiche”.

122 - Giovanni RandaccioA Giovanni Randaccio, venne conferita le terza Medaglia d’Argento al Valor Militare: “Pur comandando truppe di immediato rincalzo a quelle costituenti le prime ondate di attacco, superava parte di queste e spingevasi arditamente innanzi per riconoscere il terreno. Guidava quindi all’assalto reparti già duramente provati e rimasti pressoché privi di ufficiali, riuscendo a fugare il nemico e a raggiungere l’obiettivo assegnatogli, nel quale stabilmente affermavasi. Veliki Kribak, 11-12 ottobre 1916”. Intanto, una solida amicizia era nata tra l’Ufficiale, nel frattempo promosso al grado di Maggiore, e Gabriele D’Annunzio, allora Ufficiale di Collegamento tra la Brigata Toscana e la 45a Divisione, da cui i Lupi dipendevano. E fu su ispirazione del Poeta, che il 77° Reggimento Fanteria tentò un assalto verso le foci del Timavo, nei pressi dell’abitato di Bratina e la Quota 28 del Monte Hermada, dove le difese austriache risultavano alquanto forti. Il 27 maggio 1917, balzati i fanti all’assalto, con il Maggiore Randaccio in testa, la quota venne raggiunta a costo di gravi perdite. L’obiettivo era raggiungere il Castello di Duino, visibile dalla città di Trieste, e di issarvi il Tricolore. I rinforzi, però, non giunsero mai: gli Austriaci si riorganizzarono e, posizionate alcune mitragliatrici, fecero strage dei soldati italiani. Una raffica colpì anche Giovanni Randaccio in pieno petto, che si spense poche ore dopo. Il suo corpo, avvolto in una bandiera, venne poi traslato nel Cimitero degli Eroi di Aquileia, dove riposa tutt’ora. Alla sua Memoria, venne conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare: “Manteneva sempre vivo nel suo battaglione quello spirito aggressivo col quale lo aveva guidato alla conquista di importanti posizioni nemiche. Attaccava quota 28, a sud del Timavo, con impareggiabile energia, e nonostante le gravi difficoltà, l’occupava. Subito dopo, colpito a morte da una raffica di mitraglia, non emise un solo gemito, serbando il viso fermo e l’occhio asciutto, finché fu portato alla sezione di sanità, dove soccombette, mantenendo, anche di fronte alla morte, quell’eroico contegno che tanto ascendente gli dava sulle dipendenti truppe quando le guidava all’attacco. Fonti del Timavo, Quota 28, 28 maggio 1917”. Giovanni Randaccio cadde così, alla testa dei Fanti, balzati fuori all’assalto come i lupi dalle tane.

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