Ciaravolo e Borsini, due destini legati per sempre

Vincenzo CiaravoloC’è una scena toccante in El Alamein. La linea del fuoco, film del 2002 con protagonisti Pierfrancesco Favino, Emilio Solfrizzi e Paolo Briguglia. Durante la ritirata nel deserto africano, i Fanti della Divisione Pavia si imbattono in un Generale rimasto ignoto, senza nome, intento a scavare una fossa per il suo attendente deceduto. Un attendente che lo aveva seguito per oltre quindici anni: dopo avergli reso gli onori, estrae la pistola dalla fondina e si spara un colpo alla tempia. Due destini legati per sempre. Come quelli della nostra storia: Vincenzo Ciaravolo e Costantino Borsini, il primo marinaio di leva e il secondo Capitano di Corvetta, Comandante del Cacciatorpediniere Nullo, dislocato nel Mar Rosso. Due vite vissute in maniera diversa, che si incrociarono nel turbine del secondo conflitto mondiale e che, come i personaggi del film, restarono per sempre legate. Il giovane Vincenzo, originario di Torre del Greco, dove era nato nel 1919, imbarcò fin da ragazzo nella Marina Mercantile come semplice marittimo. Apparteneva ad una famiglia di marinai, semplici e umili, senza pretese se non quella di una vita dignitosa. A bordo del Piroscafo Lombardia, requisito dalla Regia Marina, partecipò ad alcune operazioni durante la campagna in Etiopia e il conflitto in Spagna. Quando partì a seguito della chiamata alla leva, l’Italia non era ancora entrata in guerra: dal 15 dicembre 1939 imbarcò sul Nullo, dove, dal maggio 1940, assunse il comando il Capitano di Corvetta Borsini.

Costantino BorsiniCostantino Borsini nacque a Milano nel 1906. Dopo essere entrato alla Regia Accademia Navale di Livorno, espletò diversi imbarchi su altrettante unità navali della Regia Marina, tra cui le Corazzate Giulio Cesare e Andrea Doria, sull’Esploratore Giovanni Da Verrazzano e sul Sommergibile Guglielmotti. Con il grado di Tenente di Vascello venne anche destinato presso le squadriglie idrovolanti, prima di far ritorno nuovamente sulle navi, prima sul Cacciatorpediniere Nembo e in seguito sulla Nave Coloniale Eritrea. Promosso al grado di Capitano di Corvetta assunse, quindi, il comando del Cacciatorpediniere Nullo. Ed è qui che il destino dei due uomini di mare si legò indissolubilmente, perché il Marinaio Ciaravolo ne divenne l’attendente personale. Lo scoppio della guerra, nel giugno 1940, li trovò a Massaua, presso la base navale italiana in Eritrea: per la nave italiana si profilarono diverse missioni nel Mar Rosso, alla vana ricerca di convogli britannici da attaccare ed affondare, senza tuttavia riuscire ad ingaggiare alcun combattimento. Il 21 ottobre 1940, però, assieme ad una formazione italiana, riuscì ad individuare a notte fonda un grosso convoglio inglese, composto da una trentina di mercantili, due cacciatorpediniere di scorta, un incrociatore leggero e tre sloops.

Caccia NulloLe navi italiane dovettero ritirarsi senza aver inflitto danni al convoglio inglese. Il Nullo, con un’avaria al timone che ne compromise la velocità, rimasto solo e isolato, venne raggiunto dal più veloce e meglio armato Cacciatorpediniere HMS Kimberly, che riversò un’ingente quantità di fuoco sulla nave italiana. Il Comandante Borsini, nonostante i gravi danni subiti, riuscì a manovrare fino all’Isola di Harmil: una volta sbarcato l’equipaggio con le lance di salvataggio, restò a bordo e si prodigò affinché il Nullo affondasse senza cadere nelle mani del nemico. Ed è a questo punto degli eventi che Vincenzo Ciaravolo decise di condividere il destino triste e beffardo del Comandante, del “suo” Comandante. Si gettò in mare e raggiunse a nuoto il Cacciatorpediniere che, sventrato ancora dalle cannonate, si inabissò poco dopo, legando per sempre le vite dei due “uomini di mare e di guerra”. Erano le 06:35 del 21 ottobre 1940. Ad entrambi, postuma, è stata conferita la Medaglia d’Oro al Valor Militare. Costantino Borsini, “Comandante di un Cacciatorprdiniere, durante l’attacco ad un grosso convoglio, giunto a contatto con siluranti ed incrociatori nemici, impegnava audacemente aspro combattimento, animando i dipendenti con l’esempio del proprio valore. Colpita la sua nave da numerosi colpi che ne menomavano irreparabilmente l’efficienza, persisteva nell’impari lotta con efficaci risultati, dando prova di fermezza, di grande serenità d’animo e di sommo sprezzo del pericolo. Dopo aver provveduto alla salvezza dell’equipaggio, rifiutava decisamente di abbandonare la nave e, impavido e fiero sul ponte di comando, volto verso il nemico, affondava con essa, incontrando sublime e gloriosa morte. Mar Rosso, presso l’Isola Harmil, 21 ottobre 1940”.

Nella motivazione di Vincenzo Ciaravolo si legge tutto il senso del Dovere verso il suo superiore diretto: “Coraggioso e tenace operatore di mezzi d’assalto di superficie, con altri valorosi, già imbarcato su silurante impegnata in aspro combattimento contro incrociatori e cacciatorpediniere nemici, con calma serena rimaneva durante tutta l’azione al fianco del suo Comandante, di cui era attendente. Ricevuto l’ordine di abbandonare la nave che affondava per i gravi danni riportati durante il combattimento, si gettava in mare: ma accortosi che il Comandante rimaneva al suo posto, spontaneamente risaliva a bordo in un generoso slancio di fedeltà e di altruismo, ben conscio del mortale pericolo al quale si esponeva. Nella sublime decisione di seguire la sorte del suo Comandante, affrontava con lui la morte gloriosa degli Eroi. Mar Rosso, presso l’isola di Harmil, 21 ottobre 1940”.

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