Galati, l’Ammiraglio che non voleva arrendersi

Giovanni GalatiL’8 settembre 1943 fu una triste data per l’Italia sotto molti aspetti: soldati abbandonati a sé stessi, interi reparti isolati, intere divisioni rimaste senza ordini distrutte dalla pronta reazione dei Tedeschi, passati, da un momento all’altro, da alleati a nemici, mentre dal cielo continuavano a cadere le bombe degli aerei inglesi e americani. La Regia Marina subì la resa senza combattere, consegnando l’intera flotta alla sua rivale degli ultimi tre anni, la Royal Navy inglese. Si consumò la tragedia della Corazzata Roma, affondata dalla Luftwaffe al largo della Sardegna con il suo comandante, Adone del Cima, e l’Ammiraglio Carlo Bergamini. Eppure, ci fu chi tentò di ribellarsi, chi cercò, seppur invano, di non voler entrare da sconfitto in un porto fino a poche ore prima nemico. Giovanni Galati, entrato alla Regia Accademia Navale di Livorno nel 1912, prese brevemente parte alla campagna di Libia in qualità di Allievo Ufficiale servendo sui Velieri Flavio Gioia e Amerigo Vespucci, allora le due unità della Regia Marina impiegate come Navi Scuola. Fu con lo scoppio del primo conflitto mondiale, però, che poté mostrare le sue ottime qualità, sia militari che morali, fattori che contribuirono a metterlo in luce dinanzi ai suoi superiori e sottoposti. Il giovane Guardiamarina Galati imbarcò dapprima sulla Nave da Battaglia Caio Duilio, per poi essere dislocato a ridosso della linea del fronte in rinforzo all’Invitta Terza Armata del Duca d’Aosta nei pressi di Caposile. Fu qui che, al comando della Cannoniera Carso, un particolare pontone armato semovente, venne decorato di Medaglia d’Argento al Valor Militare: “Comandante della Cannoniera Carso, ai suoi Marinai bellissimo esempio di calma e valore, dirigeva per molte ore tiro intenso di sbarramento sotto il fuoco violento e ben centrato di una batteria nemica di medio calibro, contribuendo con grande efficacia a proteggere il lento e ben movimentato ripiegamento delle nostre batterie più avanzate. Dimostrando perizia marinaresca si portava poi in altra posizione di combattimento con grande rapidità. Zona di Caposile, 14-24 giugno 1918″.

HMS OswaldTerminato il conflitto, Giovanni Galati continuò una brillante carriera, ricoprendo diversi incarichi in Patria e all’estero, tra cui il comando di un reparto di Fanteria di Marina in Estremo Oriente e prendendo parte, successivamente, alle guerre d’Etiopia e di Spagna: imbarcò sui Cacciatorpediniere Angelo Bassini e Cesare Battisti e sull’Esploratore Quarto, per poi assumere il comando, con il grado di Capitano di Vascello, dell’Incrociatore Leggero Raimondo Montecuccoli. Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e l’entrata in guerra dell’Italia il 10 giugno 1940 lo trovò al comando della 14ª Squadriglia Cacciatorpediniere. Pochi mesi dopo, il 1° agosto, con l’Ugolino Vivaldi riuscì a individuare un sommergibile inglese, l’HMS Oswald: ne seguì un duro inseguimento durante il quale Galati manovrò abilmente, portando la sua nave a speronare l’unità subacquea e a causarne l’affondamento. Solo tre marinai inglesi andarono dispersi: tutti gli altri, furono recuperati e tratti in salvo dalla nave italiana. Si meritò, per questa sua abile azione, la sua seconda Medaglia d’Argento al Valor Militare: “Comandante di Squadriglia Cacciatorpediniere in ricerca notturna antisommergibile, avvistato un sommergibile nemico di grosso tonnellaggio lo attaccava e lo speronava con la sua nave, ed in seguito alla contromanovra del nemico impiegava quindi con esemplare tenacia tutte le armi a sua disposizione finché non ne constatava l’affondamentoMare Jonio, 1 agosto 1940″. E, certamente, questa non fu l’ultima onorificenza che l’Alto Ufficiale della Regia Marina ebbe a guadagnarsi al comando delle unità navali della Forza Armata.

Ugolino VivaldiDi Galati, inoltre, si ricorda la sua capacità di Comandante durante le numerose scorte ai convogli che rifornivano di uomini, mezzi e carburante l’Africa Settentrionale. Anzi, spesso, contravveniva agli ordini che giungevano da Roma, prediligendo la sua esperienza acquisita in mare e in guerra, piuttosto che attenersi a tabelle e orari prodotte in qualche ufficio dello Stato Maggiore. Ciò gli consentì durante l’intero conflitto di non subire neanche la perdita di un’unità mercantile e militare affidatagli. Riconoscimento, questo, che venne premiato con una prima Medaglia di Bronzo al Valor Militare: “Comandante di una squadriglia siluranti in servizio di scorta a convoglio, reagiva prontamente contro un sommergibile nemico in agguato e , contromanovrando con abilità e precisione, conduceva a fondo l’attacco, provocando l’affondamento dell’unità nemica. Mediterraneo Centrale, 3 aprile 1941″. E ben prima di questi eventi, il Capitano di Vascello Giovanni Galati, sia durante la Battaglia di Punta Stilo, combattuta tra la Regia Marina e la Royal Navy nel Mar Ionio il 9 luglio 1940, sia nel successivo anno di guerra, il 1941, continuò a guidare le sue navi nella scorta ai convogli, riuscendo a fronteggiare sia i numerosi attacchi aerei che le insidie portate dai sommergibili avversari. E tanta abilità non poteva che essere premiata con una nuova onorificenza, un’ulteriore Medaglia d’Argento al Valor Militare: “Comandante di Squadriglia Cacciatorpediniere dall’inizio della guerra 1940-1943, nel primo ciclo annuale di essa prendeva parte alla Battaglia di Punta Stilo ed a numerose missioni di guerra. Assegnato all’inizio dell’inverno alla protezione dei convogli di rifornimento per l’Africa Settentrionale, effettuava lungo quelle insidiose rotte in qualità di Comandante superiore in mare ben 28 scorte di grossi convogli, affrontando vittoriosamente per sei volte l’offesa aerea e subacquea del nemico e portando così a termine, con generoso slancio e profondo senso di comprensione, difficili missioni di fondamentale importanza per l’alimentazione delle operazioni di guerra della quarta sponda. Mediterraneo Centrale e Acque dell’Africa Settentrionale, 10 giugno 1940-9 giugno 1941″.

La guerra, intanto, proseguiva, con le sue morti e le sue distruzioni. Se è vero, come ebbe modo di scrivere il Poeta Virgilio che la fortuna aiuta gli audaci (Audentes fortuna iuvat), certamente Giovanni Galati fu audace e fortunato. Anche quando, durante l’ennesima missione di guerra di scorta ai convogli, parve che la fortuna stessa l’avesse abbandonato, riuscì sempre a uscirne da vincitore. Così, quando il 20 agosto 1941 uno dei mercantili diretti in Africa venne colpito e affondato, coordinò i soccorsi mettendo in salvo quasi l’intero equipaggio. Ma la sua principale qualità, quella di essere al centro dell’azione, non passò neanche questa volta inosservata e venne premiata con una seconda Medaglia di Bronzo al Valor Militare: “Comandante di Cacciatorpediniere, di scorta a convoglio, silurato un piroscafo da sommergibile nemico, dirigeva prontamente e con sereno coraggio e spirito di abnegazione, le operazioni di salvataggio dei naufraghi in acque tuttora insidiate dall’unità subacquea avversaria. Dimostrava nel grave frangente di possedere elevata capacità organizzativa e belle qualità militari e professionali. Mediterraneo Centrale, 20 agosto 1941″. Giunse, nel frattempo, il momento anche per il Comandante Galati di sbarcare dalle unità navali: dal 7 gennaio 1942 assunse l’incarico di Capo di Stato Maggiore del Comando Superiore Regia Marina dell’Africa Settentrionale e poi della Base di Tobruk. Ma fu una piccolissima parentesi: l’anno successivo tornò nuovamente alla guida della 14ª Squadriglia Cacciatorpediniere, per poi assumere, da Contrammiraglio, il comando del Gruppo Incrociatori Leggeri. Era stato nel frattempo insignito della quarta Medaglia d’Argento al Valor Militare: “Comandante di Squadriglia Cacciatorpediniere durante prolungata intensa fase operativa, effettuava numerose missioni di guerra. Comandante superiore in mare per oltre trenta missioni di guerra, scortava sulle acque aspramente contese numerosi convogli alcuni dei quali particolarmente importanti per l’Africa Settentrionale, affrontando vittoriosamente le insidie subacquee e le accanite offese aeree avversarie. Riusciva così ad adempiere con slancio ed assoluta dedizione al servizio, difficili e pericolosi incarichi affidati alle responsabilità del suo comando, sapendo ottenere da quanti dipendevano da lui lo stesso generoso entusiasmo guerriero. Mediterraneo Centrale e Acque dell’Africa Settentrionale, 10 giugno 1941-8 gennaio 1942″. Infine, giunse anche una Croce di Guerra al Valor Militare: “Comandante di Cacciatorpediniere, preparava ed eseguiva con perizia una delicata e rischiosa missione in prossimità di una ben munita base nemica dimostrando di possedere elevate doti di serenità e noncuranza del pericolo. 2 febbraio 1943″.

Armistizio 8 settembreQuesto fu l’Ammiraglio Galati durante la guerra. Un Ufficiale sempre imbarcato, sempre in mezzo al mare, pronto a combattere il nemico e senza mai tirarsi indietro. Per questo, quando arrivò l’annuncio dell’armistizio dell’8 settembre 1943, rifiutò categoricamente di voler consegnare la flotta della Regia Marina a Malta. Espresse l’intenzione di salpare e dirigere con le navi verso nord, cercando un ultimo, grande combattimento e, se non vi fosse riuscito, di autoaffondare la flotta, a similitudine di quanto fecero i Francesi affinché le loro navi non cadessero in mani tedesche. Posto agli arresti, trasferito d’autorità a Brindisi, quando giunsero le notizie della disperata resistenza della Divisione Acqui a Cefalonia, non esitò ad inviare le Torpediniere Clio e Sirio cariche di rifornimenti. Di questa ennesima triste pagina ne scriverà Alfio Caruso: “Alle 14 dalla banchina nei pressi dell’albergo Internazionale, dov’è alloggiata la missione alleata, le due Torpediniere levano l’ancora. Le comanda lo stesso Galati. La Sirio e la Clio a metà del viaggio sono raggiunte da un radiomessaggio della Regia Marina: gli Alleati hanno scoperto il colpo di mano e ordinano l’immediato rientro alla base. La decisione è dell’Ammiraglio Peters, di stanza a Taranto. L’alto ufficiale inglese ha spiegato che le Torpediniere sono partite senza aver chiesto il preventivo consenso e tale atteggiamento può legittimare il sospetto che intendano svignarsela verso un porto neutrale o, peggio, disertare. Galati stavolta non può che obbedire. La Sirio e la Clio virano e fanno un mesto ritorno a Brindisi. Nessuno muoverà più un dito per la Acqui”.

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