Viareggini decorati al Valore

Era nato a Viareggio, nel 1914, Mario Martignoli, di professione ragioniere. Ma avrebbe ben presto dovuto lasciare, e mettere per un momento da parte, la contabilità e le partite doppie, partendo per l’Africa Orientale: arruolatosi nella Regia Aeronautica, con i gradi di Sergente Maggiore fu inviato nei territori appena conquistati dell’Etiopia, in quel nuovo Impero proclamato dal Regime di Mussolini. Ai comandi di velivoli da ricognizione e bombardamento, Mario Martignoli prese parte a diverse missioni per contrastare le ultime sacche di resistenza, fino a quando, l’11 maggio 1938, durante un’azione a bassa quota, il proprio velivolo venne colpito e si schiantò al suolo. Fu decorato di Medaglia d’Argento al Valor Militare alla Memoria: “Valoroso e ardito pilota, in numerosissime missioni belliche compiute nei cieli dell’Impero, faceva rifulgere le proprie qualità di combattente audace, sereno, sprezzante del pericolo. Partecipava a rischiose azioni di ricognizione, bombardamento e mitragliamento a volo rasente, dimostrando sempre calmo coraggio e ragionato ardimento. Durante lo svolgimento di una missione bellica, incontrava morte gloriosa. Cielo dell’Impero, gennaio 1937-11 maggio 1938”. Oggi, il Sergente Maggiore Martignoli riposa, assieme ad altri 234 Caduti dei due conflitti mondiali nel piccolo, ma composto, Sacrario Militare ricavato all’interno del cimitero di Viareggio.

Fa sempre un certo effetto ricercare notizie su quanti caddero in battaglia, magari durante un assalto della fanteria, o affondati con la propria nave in alto mare, oppure abbattuti mentre si trovavano ai comandi dei propri velivoli. Certe volte si scoprono storie di vero coraggio, di uno spirito di servizio e del dovere che supera ogni previsione, anche di fronte ad una morte certa. Come Ranieri Gori, Soldato del 182° Reggimento Fanteria Costiera, dislocato in Corsica e travolto dai fatti dell’8 settembre 1943, da quell’armistizio che colse di sorpresa interi comandi. Era il 17 settembre, quando, nonostante una grave amputazione di un arto causata da una scheggia, continuò a combattere contro un reparto tedesco, fino a quando una raffica ne stroncò la vita. Si meritò una Medaglia d’Argento al Valor Militare alla Memoria: “Portaordini di un comando di reggimento rimasto accerchiato durante un attacco tedesco, assieme al reparto al quale aveva recapitato un ordine, si lanciava arditamente al contrassalto. Ferito gravemente da scheggia di mortaio che gli asportava il braccio sinistro, benché esausto per il sangue perduto, lanciava sull’avversario le sue ultime bombe a mano, incitando i compagni a persistere nella lotta. Colpito una seconda volta da piombo avversario, cadeva da Eroe al suo posto di combattimento. Picalcroce, Croce, 17 settembre 1943”. E due anni prima, durante la campagna di Grecia, Pietro, fratello di Ranieri, Sottotenente del 225° Reggimento Fanteria Arezzo, guidando e spronando i suoi Fanti all’assalto di Quota 1876, cadeva colpito a morte da una scarica di fucileria, dopo aver lanciato le sue ultime bombe a mano. Alla sua memoria, la Medaglia di Bronzo al Valor Militare: “Aiutante Maggiore di un Battaglione impegnato in aspro combattimento, attraversava terreno battuto per partecipare all’azione. Visto che presso una quota il nemico stava per sopraffare i difensori, si poneva alla testa di pochi uomini e si lanciava all’assalto con violenta azione di bombe a mano. Nel corso di tale ardita azione, colpito da proiettile, cadeva da valoroso. Quota 1876 di Uj i Fofte, Fronte Greco, 4 aprile 1941”. Oggi, i fratelli Ranieri e Pietro riposano uno accanto all’altro, finalmente riuniti.

E poi i tanti caduti della Grande Guerra, come il Soldato Ovidio Canova, del 141° Reggimento Fanteria, Brigata Catanzaro che, sopravvissuto a numerosi assalti sul Carso, il 18 gennaio 1917 perdeva la vita a seguito di una grave malattia, dovuta ai patimenti sofferti durante la logorante guerra di trincea. Apparteneva, invece, al 263° Reggimento della Brigata Gaeta il Sottotenente Agide Caprili, deceduto nell’Ospedale da Campo n. 55 l’8 dicembre 1918 a causa della pandemia di Spagnola che imperversò gli ultimi anni del conflitto e che contribuì in maniera drammatica a seminare nuovi lutti in milioni di famiglie europee e non solo. In un assalto, il Caporalmaggiore Romeo Lombardi, del 23° Reggimento Fanteria, Brigata Como, veniva ferito gravemente: a niente valsero le cure dei sanitari e dei medici: spirava il 7 agosto 1918 a bordo dell’Ambulanza Chirurgica d’Armata n. 1. Infine, durante la Battaglia del Solstizio, inquadrato nel 3 Reggimento Artiglieria Da Montagna, cadeva l’Artigliere Gino Tofanelli, mentre dalle sue posizioni lungo il corso del Fiume Piave contrastava l’assalto nemico. Nuovamente sul fronte greco-albanese, un altro viareggino venne insignito della Medaglia d’Argento al Valor Militare alla Memoria, il Sottotenente Tommaso Paglione, del 19 Reggimento Artiglieria Venezia: “Capo Pattuglia presso un Reggimento di Fanteria, si portava di iniziativa dove più aspra era la lotta per consentire una maggiore efficacia al tiro del suo gruppo. Accortosi che una sezione di accompagnamento era rimasta priva di Ufficiali e di Capi Pezzo, spontaneamente e incurante del tiro nemico, si portava ad un’arma e personalmente la manovrava aprendo il fuoco a breve distanza contro incalzanti forze avversarie, che riusciva contemporaneamente a contenere. Obbligato a ripiegare, caduti i pezzi in mano all’avversario, nell’intento di riprendere i propri cannoni, riuniva i conducenti e con trascinante esempio li guidava al contrassalto, dal quale non tornava. Kokoglavo, Quota 1907, Albania, 4 novembre 1940”. Tanti altri sono qui ricordati. Sia nei loculi individuali, sia nelle bianche lapidi marmoree, il cui corpo non è stato più possibile identificare e localizzare, scomparso per sempre tra i vortici della guerra.

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