Ardenne 1944: il massacro di Malmedy

Waffen SS nelle Ardenne, 1944Il 16 dicembre 1944, i soldati americani del Generale George Patton videro riversarsi su di loro una montagna di cingoli, acciaio e soldati tedeschi (quasi 350.000 uomini e 1500 carri), che sbucarono dai fitti boschi della regione delle Ardenne, attaccando e circondando numerosi reparti alleati trincerati. Nelle fasi immediatamente successive, completamente impreparati di fronte alla potente offensiva tedesca studiata dai Generali Gerd von Rundestedt e Walter Model, i cui piani prevedevano la completa rottura e lo sfondamento del fronte occidentale, caddero in mano tedesca non meno di diecimila soldati alleati (a fine offensiva i Tedeschi faranno circa 23.000 prigionieri): interi plotoni e reggimenti statunitensi furono accerchiati e distrutti, consentendo così alle divisioni corazzate del Reich di avanzare su tutti i fronti; le pessime condizioni meteorologiche, poi, impedirono all’aviazione alleata di correre in aiuto delle truppe a terra. A partire dalle ore 05.30 oltre 1900 cannoni iniziarono a riversare sulle linee alleate una pioggia incessante di granate, interrompendo così ogni comunicazione e linea telefonica: il rischio per il comando alleato era il ripetersi di una seconda Dunkerque. Epiche, tanto da essere narrate in tutti i manuali e i libri di storia, rimarranno le giornate della sacca di Bastogne, dove dal 19 dicembre 1944 al 6 gennaio 1945, i soldati della 101a Divisione Aviotrasportata ressero l’urto dei carri armati tedeschi e delle divisioni della Wermacht e delle Waffen SS.

Massacro di MalmedyIl 17 dicembre 1944, in pieno svolgimento dell’offensiva tedesca, si compì quello che è stato chiamato il massacro di Malmedy. Una colonna di mezzi militari americani, costituita da circa trenta tra jeep e autocarri, stava lentamente ritirandosi quando, dopo essere stata localizzata e attaccata da un gruppo di carri armati tedeschi, venne fatta prigioniera. In totale, caddero prigionieri 113 soldati statunitensi appartenenti per la grande maggioranza a reparti di artiglieria, dei battaglioni del genio e alcuni autisti di ambulanze. Scortati dalle Waffen SS agli ordini del Tenente Colonnello Joachim Peiper, nei pressi dell’incrocio di Baugnez, poco distante dall’abitato di Malmedy, senza una spiegazione apparente, gli uomini di Peiper cominciarono a sparare con fucili e pistole mitragliatrici sui prigionieri disarmati. La sparatoria durò meno di un quarto d’ora, e, nonostante alcuni di loro riuscirono a porsi in salvo fuggendo nel bosco, sul terreno innevato rimasero circa ottanta soldati uccisi, mentre alcune decine risultarono feriti in maniera più o meno grave. Uno dei primi a giungere sul posto fu Hal Boyle, giornalista inviato di guerra al seguito delle truppe alleate dell’Associated Press, che si adoperò per prestare soccorso ai feriti. Negli anni, alcune ricostruzioni dei fatti durante il processo che si tenne negli Stati Uniti immediatamente dopo la fine della guerra (la più importante è stata quella del Giudice Edward Van Roden, che servì nell’Esercito Americano in entrambe le guerre mondiali), hanno portato all’attenzione degli osservatori militari e non, che alcuni soldati americani non fossero stati disarmati a dovere e che, al primo tentativo possibile, essi abbiano tentato una fuga o una reazione contro i soldati tedeschi di scorta, scatenando così la furia degli uomini di Peiper, che risposero con il fuoco delle loro mitragliatrici.

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